Una Roma da pazzi Il Chievo risale da 0-2

17 Settembre 2018

Di Francesco: «A Madrid non possiamo difendere così»

ROMA. Il Bernabeu può attendere, ma il campionato anche. La Roma inciampa ancora e lo fa nel modo peggiore: dopo essere andata in doppio vantaggio e davanti ad una squadra non proprio trascendentale. Contro il Chievo finisce 2-2 ma la cosa peggiore non è tanto nel risultato, comunque pesante visto il ruolino di marcia di chi sta avanti in classifica, quanto nell'atteggiamento e nel modo. Ieri ai giallorossi serviva una prova convincente dopo il mezzo flop con l'Atalanta e la debacle di San Siro e sembrava che le prodezze di El Shaarawy (10') e di un redivivo Cristante (30') bastassero a nascondere le lacune evidenti di una squadra senza grinta, determinazione, carattere.
Eppure, per scacciare le ombre di questo inizio stagione Di Francesco aveva deciso di abbandonare gli esperimenti e affidarsi al collaudato 4-3-3, approfittando anche dell'assenza dell'Amleto tattico Pastore. Per mezz’ora c'è riuscito. Per carità niente di trascendentale, ma contro il Chievo impalpabile di inizio partita sembrava bastare e avanzare. In un Olimpico pienotto (quasi 40mila paganti) e che ha tributato un omaggio sentito alla memoria di Maria Sensi, la Roma, come sempre ha fatto fin qui, decide di giocare solo metà gara (stavolta per la verità anche meno), regalando poi campo e pallone agli avversari. Il Chievo, sceso a Roma con un 4-3-2-1 pronto a trasformarsi in un 4-5-1, ha il merito di subire, incassare ma di non disunirsi. Rischia anche lo 0-3 con Pellegrini a inizio ripresa poi approfitta del gol-gioiello di Birsa (7' st) per riaprire la partita che, meritatamente, si guadagna a una manciata di minuti dalla fine (38') con un gol di Stepinski bravo ad approfittare di uno svarione di Kolarov. Il solito “terremoto” tattico di Di Francesco (dentro De Rossi e Kluivert, oltre a Karsdorp) per metterci una toppa e il ritorno al 4-2-3-1 non fanno altro che ingolfare la manovra. Dzeko non è in giornata e buon per la Roma che Olsen devia alla grande all'ultimo secondo un tiro a effetto di Giaccherini destinato al sette. Se la Roma oggi era chiamata soprattutto a recuperare la sua identità tattica, che non può prescindere dalle corse sulla fascia e dalle incursioni degli interni, ebbene il problema non è stato risolto. Non tanto per i moduli, quanto per gli interpreti che vacillano a ogni soffio di vento e sembrano soffrire oltremodo la pressione di questo brutto inizio stagione.
«Peccato, la squadra si era disimpegnata abbastanza bene: il difetto più grande in una partita così è pensare di non andarla a chiudere. Risultati così possono andare a ledere un po’’ la capacità di questi ragazzi». Eusebio Di Francesco non ha nascosto la delusione e ha aggiunto: «La squadra fa tanto gioco, sviluppa manovre di qualità, però poi in queste partite devi fare quattro-cinque gol. Questo non è accaduto e abbiamo tenuto in vita il Chievo». E mercoledì c'è la Champions in casa del Real. «A Madrid questo non può accadere, bisogna ripartire da una grande fase difensiva».