Vanzini: «Gp noiosi? No, lo show tiene»
Il telecronista: «Vero, in testa quasi sempre solo Mercedes però le sfide dietro sono state avvincenti e se la Ferrari...»
A lui va senza dubbio il merito di aver mantenuto alta l’attenzione degli spettatori, nonostante il monopolio Mercedes. Concentrandosi sui bollori tra Hamilton e Rosberg e sui duelli per il podio e sulle sfide nelle retrovie, Carlo Vanzini, telecronista di Sky Sport F1, è brillantemente riuscito nell’impresa di non far scendere più di tanto l’audience. Con lui ripercorriamo la stagione che sta per concludersi ed entriamo nel clima di vigilia del Gp più importante dell’anno.
Come hai fatto a non annoiarti e a non annoiare?
«Devo dire che i Gp sono stati tutti belli. In Italia, c’è una cultura generale legata a chi vince, ma l’esperienza da me accumulata nel commentare per tre anni le gare di Indycar, negli Stati Uniti, mi ha portato a valorizzare molto anche le lotte per le posizioni di rincalzo. Basti ricordare le battaglie tra Vettel e Alonso. Dietro, quindi, la stagione non è stata affatto noiosa. Di duelli e di sorpassi mozzafiato ce ne sono stati tantissimi, anche se il risultato è stato poi quello di un’annata a senso unico».
Quali corde hai dovuto toccare nei tifosi, soprattutto ferraristi, perché si entusiasmassero ugualmente?
«Il tifoso classico Ferrari lo abbiamo perso pian piano per strada, per ovvii motivi. Per fortuna, c’è una grande platea di appassionati della Formula 1 in generale e per questa abbiamo raccontato lo scontro in famiglia per il titolo, con due ex amici che prima si amavano e ora si odiano, abbiamo valorizzato le altre sfide, anche se non per il primo posto, tra Vettel e Ricciardo, tra Vettel e Alonso, e ci siamo concentrati sull’affermazione di un astro nascente come Bottas e del ritorno ai vertici della Williams. E poi c’è stata tutta la parte della rivoluzione tecnica, noiosa da spiegare ma importante per il cambio di un’epoca».
Vedi un Hamilton lanciato a gonfie vele verso il Mondiale o ritieni ci possano essere sorprese?
«A macchine ferme mi aspetto un Hamilton in trionfo a mani basse, ma in passato mi son trovato a preparare il Gp del Brasile 2007, quando l’inglese doveva praticamente solo arrivare, o il finale del 2008, quando si è deciso tutto negli ultimi sedici secondi. Se mi preparassi con la logica dovrei pensare a un Hamilton campione senza grosse difficoltà, perché a tutt’oggi è impensabile che qualcuno si possa frapporre tra lui e Rosberg e lui non arrivi nemmeno secondo. Detto questo, però, salgono le pulsazioni e parte la gara. Ci può essere un ritiro, ci può essere un contatto, un problema ai box. E una domenica apparentemente scontata può essere improvvisamente rivoluzionata, proprio come nel 2007 in Brasile».
L’anno prossimo pensate di recuperare quei tifosi Ferrari che si sono un po’ allontanati?
«Tutto, ovviamente, dipende dai risultati della stessa Ferrari e del nuovo arrivato Vettel. Spero, anche se finora non ci sono certezze, che con la possibilità di lavorare sulle power unit la Ferrari e le altre scuderie si possano avvicinare alla Mercedes rendendo così il campionato più bello e più vivace. Mi auguro una Ferrari almeno in lotta per il podio a ogni gara».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

