Vastola: «Grazie a D’Aversa sono rinato»

7 Ottobre 2014

Il bomber del Lanciano a segno con una tripletta a Cittadella: «La dedica? In primis alla mia famiglia e alla piccola Noemi»

L’AQUILA. Grinta, corsa, grande cuore. Sono queste le caratteristiche di Gaetano Vastola e sono queste le caratteristiche della Virtus Lanciano. Che ora può contare su due bomber, Vastola e Cerri, capocannonieri del campionato. Niente male per uno che “appena” 20 anni fa iniziava a muovere i primi passi in carriera con la Scafatese. 455 partite di campionato disputate finora e 30 gol. Numeri che molti calciatori registrano a fine carriera. Ma, vista anche la volontà della società di fargli firmare un triennale, sono numeri destinati a crescere.

Partiamo dalla tripletta di sabato a Cittadella, ci racconti le emozioni provate, anche per il fatto che è la prima fatta a 36 anni.

«In realtà in carriera non avevo mai fatto nemmeno una doppietta, ma sabato ho voluto esagerare. Scherzi a parte, l’emozione è stata tanta. Ora capisco perché gli attaccanti hanno sempre voglia di fare gol».

A chi dedica i gol?

«In primis alla mia famiglia che mi sta sempre vicino. Poi a Giuseppe, infine, insieme a Mammarella, a Noemi affinché l’interesse verso la sua storia rimanga sempre alto».

Ha ricevuto qualche messaggio di congratulazioni che le ha fatto particolarmente piacere?

«Ho ricevuto tantissimi messaggi soprattutto da Lanciano. Quelli che mi hanno fatto più piacere sono stati quelli del Presidente Franco Maio e anche del Sindaco Pupillo».

Che effetto fa essere capocannoniere della serie B?

«Non me l’aspettavo. È una sorpresa! È ovvio che siamo solo alla settima giornata, ma mi fa piacere essere lì insieme ad attaccanti come Mancosu, Castaldo, il mio compagno Cerri».

È sempre stato un difensore o un centrocampista difensivo, eppure segna spesso.

«È vero, almeno un paio di gol a stagione li ho segnati sempre. Il motivo è semplice: mi piace andare avanti a saltare di testa, una qualità che ho fin da piccolo. Magari non sarò bravo tecnicamente, ma quando vado a staccare riesco quasi sempre a colpire la palla e, qualche volta, anche a metterla in rete».

Ci racconti il rapporto con i compagni di squadra più giovani?

È ottimo. Non credo però che ci debbano essere distinzioni d’età. Importante è che ci rispettiamo tutti».

Il rapporto con D’Aversa, da compagno di squadra ad allenatore?

«Lui è stato sempre un allenatore, anche quando giocava. Nello spogliatoio e durante la partita ci dava tantissimi consigli, ci dava la carica. Ora lo fa da allenatore. Può contare su di noi e fidarsi ciecamente».

Quali sono i suoi pregi e i suoi difetti dentro il campo?

«Per quanto riguardo i difetti, chiacchiero troppo durante la partita. Anche gli arbitri me lo dicono spesso, ma alla fine non manco mai di rispetto. Tra i pregi, il fatto che dò tutto me stesso, per i compagni e per il mister. A proposito, voglio ringraziarlo perché mi sta dando la possibilità di giocare».

E fuori dal campo?

«Sono un giocherellone, scherzo con tutti, soprattutto con Paghera, Piccolo e Mammarella. Mi piace ridere e, anche quando perdiamo, non faccio drammi. Un difetto mi chiudo quando ho un problema, mi incupisco e mi metto in un angolo».

Il ricordo più bello e il più brutto calcisticamente parlando.

«Il ricordo più bello è sicuramente l’esordio in A con l’Ascoli. Il ricordo più brutto è stato proprio l’inizio di quella stagione: per quattro mesi non ho giocato per scelta dell’allenatore. Avevo pensato di non essere all’altezza e passai alcuni mesi difficili. Per mia fortuna il cambio di allenatore (Sonetti subentrò a Tesser, ndc) mi permise poi di giocare».

Il segreto di questa seconda giovinezza?

«Non ho segreti particolari: per mia fortuna faccio il calciatore quindi devo condurre una vita sana fatta di allenamenti quotidiani e alimentazione corretta».

Il suo contratto scade a giugno, spera nel rinnovo?

«Il direttore e la società mi hanno proposto un rinnovo triennale. Di questo ne sono contentissimo e li ringrazio tanto. Spesso, però, quando un calciatore firma un rinnovo, inconsciamente perde gli stimoli. Per questo ho promesso al direttore che ne riparleremo a gennaio quando sarò io a bussare alla sua porta».

Teresa Di Rocco

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