«Vincere su questa pista vale dieci volte di più»

9 Settembre 2019

Il monegasco: «Non mi sono mai stancato tanto». Per Elkann «il regalo più bello per i nostri 90 anni»

MONZA. È qui la festa. In casa Ferrari c'è aria di baraonda, a cui partecipa virtualmente anche John Elkann, con un accorato messaggio diretto al team. «Vincere a Monza», nota il presidente della Rossa di Maranello, «a casa nostra davanti ai nostri tifosi, è un'emozione straordinaria. È il regalo più bello con cui possiamo festeggiare i nostri 90 anni. Bravissimo Charles e complimenti a tutti per questa giornata indimenticabile».
Leclerc è il centro nevralgico della fotografia di squadra, al fianco di Binotto e davanti a Vettel, la cui luce sembra essersi offuscata in un weekend da incubo e che potrebbe anche modificare le gerarchie future. D'altronde l'ultimo pilota Ferrari ad aver centrato la doppietta Spa-Monza è stato un certo Michael Schumacher e i paragoni – dopo sette giorni da favola, da cavallino purosangue – cominciano a sprecarsi. Per il monegasco diventa così realtà «il sogno cullato fin da bambino», una vittoria che «vale 10 altri gran premi». In Belgio Leclerc aveva il cuore gonfio di lacrime per la morte dell'amico Hubert, ieri, invece, si è lasciato andare alle emozioni più vivide, con urla di giubilo e abbracci per tutti, dopo aver resistito agli assalti di Hamilton – che lo invita ad un «confronto privato» per il ruota a ruota alla Roggia e critica i commissari per la mancata penalità: «Si sono svegliati dalla parte sbagliata del letto» – e Bottas. «Non mi sono mai stancato così tanto», le parole di Leclerc, «è incredibile, indescrivibile quello che ho provato in macchina e sul podio coi tifosi, è bellissimo vincere qui. La gara è stata dura, perché due Mercedes dietro erano dure da contenere. Abbiamo faticato, ma la nostra strategia con le gomme hard era giusta. Negli ultimi giri con le dure mi sono convinto di farcela, vedevo la gente che esultava in anticipo e mi sono detto di restare concentrato. Vincere qui vale dieci volte di più».
Prima del tripudio finale davanti alla marea rossa e del complimento più ambito di Piero Ferrari («piacerebbe molto a mio padre Enzo»). Binotto scherza nel team radio («per oggi sei perdonato»), con un implicito riferimento al pastrocchio delle qualifiche, ma Leclerc resta convinto di «non aver fatto niente di male» e di «non avere colpe». Il caos del sabato, però, non vuole essere utilizzato da Vettel come alibi per una gara «molto insoddisfacente», chiusa al tredicesimo posto dopo una montagna di errori.
Il testacoda alla Ascari, lo spericolato rientro in pista e la successiva collisione con Stroll (costata un pit stop da 10 secondi) sono attimi inconcepibili nella carriera di un quattro volte campione del mondo.
Luca Guazzoni