Virtus, concordato al 28% per evitare il fallimento

Debiti per 11,1 milioni, il club ne propone 3,1. Il 12 aprile udienza coi creditori
LANCIANO. Appuntamento al tribunale di Lanciano il 12 aprile. Sarà la partita decisiva per la Virtus della famiglia Maio. E’ in quell’occasione, infatti, che si confronterà con i creditori per stabilire se la proposta di concordato (al 28%) andrà a buon fine oppure si apriranno le porte del fallimento per il club che per otto anni ha fatto calcio, dal 2008 al 2016, in serie C1 e in B. Il commissario giudiziale, il commercialista pescarese Giovanni Trinetti, ha finito il suo lavoro, certificando i debiti della Virtus Lanciano, pari a 11,1 milioni di euro.
Per scongiurare il fallimento la famiglia Maio ha messo sul piatto della bilancia poco più di 3 milioni tra quelli che sono i crediti della Virtus e un finanziamento proprio a sostegno dei creditori. Se il piano sarà accettato bene, si procederà al parziale risarcimento. Altrimenti sarà fallimento. La Virtus ha terminato l’attività agonistica nei campionati professionisti nell’estate del 2016, dopo la retrocessione dalla serie B al termine dei play out contro la Salernitana.
Una retrocessione figlia dei quattro punti di penalizzazione collezionati cammin facendo per inadempienze amministrative dovute al mancato pagamento delle tasse o dei contributi. Senza quelle penalizzazioni la squadra rossonera si sarebbe salvata sul campo. E probabilmente la storia si sarebbe sviluppata diversamente.
I debiti. Sono 11 milioni e 132mila euro. In gran parte sono dovuti all’Erario, esattamente 6 milioni e 129mila euro. Poi, ci sono quelli verso gli enti previdenziali, un milione e 417mila euro. Sono tanti i creditori, tra di loro anche quei fornitori che hanno contribuito al mantenimento della squadra, vale a dire ristoranti, alberghi, studi di fisioterapia, dipendenti e quant’altro. Resta un mistero come sia stato possibile accumulare una cifra così esorbitante. Basti pensare che nel 2008 la Ss Lanciano è fallita per poco meno di due milioni di euro di debiti. Nel caso della Virtus Lanciano si evince chiaramente come il maggior creditore sia l’Erario, ovvero lo Stato.
I piani di rateizzazione delle tasse sono saltati perché la società non ha ottemperato agli impegni presi. E la cifra è cresciuta a dismisura tra multe e interessi.
I crediti. La Virtus Lanciano dal 2016 ad oggi ha continuato la sua attività nel settore giovanile. La matricola in federazione è ancora attiva grazie alla partecipazione ai campionati regionali. E’ stato affittato il ramo di azienda per permettere di sfruttare il marchio.
I crediti a disposizione sono in gran parte quelli derivanti dalle cessioni dei calciatori Di Francesco e Boldor effettuate poche settimane prima dell’annuncio dell’abbandono dell’attività della prima squadra, nel 2016. In totale sono 1 milione e 391mila euro. A questa cifra la famiglia Maio per addivenire a un accordo con i creditori ha messo a disposizione anche 1 milione e 781mila euro. Da qui la somma di 3 milioni 173mila euro che i creditori si dividerebbero nel caso il concordato fosse accettato. Secondo il piano proposto dalla Virtus Lanciano i debiti definiti prededucibili, quelli verso i dipendenti e verso altri creditori privilegiati sarebbero soddisfatti al 100%; i debiti verso gli enti previdenziali liquidati per una cifra pari al 44%; i debiti verso l’Erario pagati al 15%; e tutti gli altri – tranne i chirografari postergati – al 5%.
Come funziona. L’ammissione al concordato, una volta espletate tutte le procedure, dipende dal parere dei creditori che dovranno votare il piano varato dalla Virtus. L’appuntamento del 12 aprile servirà proprio a questo. Sarà decisivo il voto dell’Agenzia delle Entrate che da sola vanta poco più della metà del debito accumulato. Per far passare il piano proposto, infatti, c’è bisogno del parere favorevole della metà più uno dei creditori. In caso contrario si spalancheranno le porte del fallimento. Quindi, tutto ruota sull’atteggiamento che assumerà l’Agenzia delle Entrate: prendere il 15% di poco più di sei milioni di euro, accettando il concordato, oppure rovesciare il tavolo senza incassare nulla?
Attorno a questo dilemma si deciderà il futuro della Virtus Lanciano. Che, come noto, appartiene agli imprenditori Valentina e Guglielmo Maio, figli di Franco. Nessuno dei tre della famiglia, però, da tempo ha la responsabilità del club che, invece, appartiene a Claudio Di Menno Di Bucchianico, amministratore. Si tratta dell’ex segretario della Virtus promosso in un ruolo molto delicato. Valentina Maio è anche consigliere comunale a Lanciano, eletta in una lista in appoggio del sindaco Mario Pupillo, nel 2016, poche settimane prima del disimpegno che ha portato la società in tribunale.
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