Vivarini mister equilibrio «La mia forza è la gavetta»

12 Marzo 2015

«Alla B non penso, ma spero che Teramo-Ascoli del 10 maggio sia decisiva»

TERAMO. Nel sentirlo parlare, Vincenzo Vivarini – nato ad Ari, ma stabilitosi nel tempo a Francavilla – non sembra l'allenatore di una squadra in piena lotta per la promozione in serie B. Nonostante il grande campionato disputato dal Teramo, imbattuto da 18 giornate e a -4 dall'Ascoli capolista, il tecnico di Ari riesce a mantenere il basso profilo e a non esaltarsi mai. Ma, forse, è proprio questo il segreto dei successi di Vivarini, che ha costruito la sua carriera sulla serietà del lavoro e sulla voglia di migliorarsi sempre. La B, in fondo, è un sogno che può apparire troppo grande se non lo si vive mantenendo i piedi per terra ogni giorno. L'allenatore biancorosso si racconta al Centro, parlando del Teramo e della sua vita al di fuori del campo.

Vivarini, che effetto le fa stare a quattro punti dal primo posto a dieci giornate dalla fine del campionato?

«Non mi suscita emozioni particolari. La classifica, al momento, non la guardo. Il cammino è ancora lungo e da qui alla fine affronteremo tante insidie. Il mio unico pensiero, adesso, è la gara di sabato con la Pistoiese».

La cinquina rifilata sabato scorso alla Carrarese non l'ha fatta esaltare almeno un po'?

«Vincere in quel modo è stato bello. Inutile negarlo. I ragazzi hanno interpretato la gara come l'avevamo preparata. Ma la cosa che mi ha gratificato di più è stato ricevere l'applauso del pubblico avversario al termine dell'incontro. Non capita tutti i giorni di vedere scene del genere in uno stadio italiano».

Quanto c'è del suo carattere nel Teramo di quest'anno?

«Molto. L'umiltà e l'equilibrio sono alla base del mio modo di essere e la squadra rispecchia tutto ciò. D'altronde, nel mondo del calcio, basta un attimo per passare dall'esaltazione alla depressione. Guai, quindi, a fare voli pindarici».

Che rapporto ha con il presidente Campitelli?

«C'è rispetto reciproco. Si è instaurato un rapporto professionale e ad entrambi piace vincere sempre».

Dei suoi fedeli collaboratori Zambardi e Del Fosco che dice?

«Sono due professionisti seri e difficili da trovare. Me li tengo stretti. Li ho conosciuti quando allenavo il Luco Canistro (nel 2008, ndc) e da allora sono sempre stati al mio fianco».

Da ex attaccante, cosa apprezza maggiormente di Lapadula e Donnarumma?

«Oltre al fiuto del gol, hanno caratteristiche diverse e doti tecniche importanti. Io e il direttore sportivo Marcello Di Giuseppe volevamo esattamente una coppia così e devo dire che siamo stati bravi a farli amalgamare e a valorizzarli».

Dove possono arrivare, a suo parere?

«Lapadula e Donnarumma possono tranquillamente fare bene anche in serie B se manterranno l'umiltà e la voglia di mettersi in discussione ogni giorno. Il loro potenziale non si discute».

C'è un allenatore che le ha trasmesso utili insegnamenti?

«A Pescara, a metà degli anni '80, Enrico Catuzzi (scomparso nel 2006, ndc) mi aprì la mente sul gioco a zona con metodi all'avanguardia per l'epoca. Nel guardarlo mi sembrava di stare sulla luna. Poi ho avuto modo di apprezzare Franco Varrella, ai tempi del Monza, e di lavorare con Maurizio Sarri, tecnico che stimo tantissimo».

Quanto è importante la gavetta per un allenatore?

«E' fondamentale. Ho iniziato dalle categorie minori e lavorando con i giovani. Anche da vice si impara tanto. La gavetta aiuta a maturare e a fare esperienza. Non credo negli allenatori che vanno a sedersi su panchine importanti subito dopo aver finito di giocare».

Quanto tempo dedica al suo lavoro?

«Tante ore. Cerco sempre di preparare le partite in modo scrupoloso e senza lasciare nulla al caso. Mi occupo in prima persona, quando sto a casa, del montaggio dei filmati dei nostri avversari da proporre alla squadra».

Come occupa, invece, il tempo libero?

«Ho sette cani da caccia e vado con loro a fare lunghe passeggiate in montagna. E' una cosa che mi rilassa e mi aiuta a scaricare lo stress. E poi ci sono mia moglie e le mie due figlie. Sono il mio rifugio e cerco di stare più tempo possibile con loro. Ci tengo molto all'intimità familiare e alla riservatezza».

Ha un amico nel mondo del calcio?

«Sinceramente, quando finisco di lavorare, frequento poco il mondo del calcio. Ho stima di diversi colleghi. Mi sento spesso, per esempio, con Marco Giampaolo e rivedo Sarri sempre con piacere».

Ha qualche rimpianto nella sua carriera da calciatore?

«Sì. Gli infortuni mi hanno penalizzato parecchio. Ho avuto due crociati rotti e strappi muscolari nel momento in cui avrei potuto spiccare il volo. Sono però riuscito a togliermi la soddisfazione di giocare in serie B (a Cosenza, ndc) e ne sono orgoglioso».

Il suo contratto con il Teramo scade nel 2016. Intende rispettarlo?

«Adesso non ne parlo. Sono discorsi prematuri. C'è un campionato da concludere e sono concentrato solo su questo».

E se pensa per un attimo al 10 maggio, giorno di Teramo-Ascoli, che cosa si augura?

«Spero di giocarmi qualcosa di importante in quella partita. Sappiamo che è dura, ma a questo punto vale la pena provarci fino all'ultimo».

Gaetano Lombardino

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