Vivarini: «Questo Pescara non poteva fare di più»

«Contro il Verona ha dato la sensazione di non poter giocare diversamente Cittadella favorito nella finale play off, il miglior calcio l’ha giocato il Lecce»
PESCARA. Per il momento, trascorre le vacanze con i suoi cani e facendo lunghe passeggiate in montagne, in attesa del mare. Vincenzo Vivarini, nell’ultima stagione alla guida dell’Ascoli, è uno spettatore interessato dei play off di serie B. Ha visto tutto il tecnico originario di Ari, anche il Pescara. E segue la telenovela Sarri, il tecnico del Chelsea di cui è stato secondo in biancazzurro in passato e di cui è diventato grande amico.
Come giudica la stagione della serie B alle battute finali?
«C’è stata maggiore selezione nella scelta dei giocatori, essendo diminuito il numero delle squadre ai nastri di partenza. Sono rimasti i migliori, quindi il livello è stato buono sul piano delle individualità. Con tanti giovani che, come al solito, si sono messi in mostra. A livello tattico, forse, è mancato qualcosa. Diciamo che le aspettative non sono state del tutto soddisfatte. Al di là del Cittadella e del Lecce non sono emerse grandi idee di gioco. Diciamo che è stata una serie B piuttosto piatta».
Lei ha visto entrambe le partite tra Verona e Pescara, che idea si è fatta?
«Non so fino a che punto il Pescara aveva la forza di fare un altro tipo di partita contro l’Hellas. La sensazione è che non potesse fare di più. Mi spiego meglio: il Pescara aveva caratteristiche ben definite con una difesa organizzata e ripartenze pungenti in velocità. E nei play off ha rispecchiato quanto fatto vedere in campionato. Forse doveva giocare di più come squadra, ma la sensazione è che il Verona non gliel’abbia permesso. Noi (l’Ascoli, ndr) abbiamo cercato di non farlo ragionare. Ma se il Verona palleggia e prende in mano la partita ha le individualità per sbloccare il risultato. E così è stato alla resa dei conti».
Brescia e Lecce sono state le squadre più propositive?
«Il Lecce è la squadra che ha espresso il miglior calcio della serie B. Organizzato in fase di possesso palla, completo e fatto bene. Aveva fisicità e qualità in mezzo al campo. Aveva diversi modi per farti male. Il Brescia, invece, ha vissuto sulle individualità. Ha capitalizzato il lavoro degli attaccanti che facevano la differenza. Donnarumma e Torregrossa hanno fatto il bello e il cattivo tempo».
E Cittadella-Verona come andrà a finire?
«Il Cittadella - al di là di come è andata la prima gara - a mio avviso ha la migliore organizzazione a livello difensivo. Non fa giocare nessuno. E’ bravo a bloccare le fonti del gioco degli avversari. Il Verona ha individualità superiori alla media, non perdona. Ero già convinto di un leggero vantaggio del Cittadella, a maggior ragione dopo il 2-0 dell’andata».
Lei ad Ascoli ha centrato l’obiettivo richiesto.
«La salvezza senza grossi patemi d’animo era nei desideri di tutti. E così è andata. Però, un pizzico di rammarico ce l’ho, perché abbiamo mostrato un buon calcio e avevamo la possibilità di agganciare il treno dei play off. Purtroppo, abbiamo dovuto fare i conti con gli infortuni che specialmente nel reparto avanzato si sono fatti sentire».
Lei è stato il vice di Maurizio Sarri a Pescara.
«Era la stagione 2005-2006. Io ero l’uomo della società inserito nello staff tecnico, dal momento che Maurizio aveva un preparatore atletico e dei portieri, ma non un vice vero e proprio. Abbiamo iniziato con un pizzico di diffidenza che subito dopo si è trasformato in grande amicizia. Sono contento per lui, mi ha fatto grande piacere vederlo sollevare l’Europa League».
Ha fatto il salto di qualità?
«Nel calcio contano i risultati e per lui finalmente è arrivato un grande risultato. Se riuscisse a dare un seguito alla notte di Baku diventerebbe uno dei primi allenatori al mondo. Lui ha una grande capacità di portare avanti le proprie idee. E’ bravo».
E’ pronto per la Juve?
«Non lo so, nelle ultime settimane non l’ho sentito. Ci vedremo in estate, passeremo qualche serata insieme. Come al solito».
In che cosa è migliorato nel corso degli anni?
«A Pescara aveva delle difficoltà a relazionarsi con la proprietà. Qualcosa del genere è accaduto anche a Napoli se non sbaglio. Ha le sue idee, diciamo che è poco elastico nei rapporti con i dirigenti. Rispetto ai tempi di Pescara invece è migliorato molto nel rapporto con i calciatori. Adesso sento che tutti lo adorano, all’epoca qualche frizione c’è stata».
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