Viviani, re degli sprint Poker bagnato a Iseo

Il corridore della Quick-Step vince sotto il diluvio la sua quarta tappa
ISEO. Elia Viviani si conferma re indiscusso delle volate al Giro d'Italia, firmando un formidabile poker in una tappa, la 17esima, partita dalla provincia di Trento e conclusa nel Bresciano. L'olimpionico su pista a Rio 2016, sul percorso che collegava idealmente due laghi, il Garda e l'Iseo, è rimasto nelle retrovie fino alle ultime battute di una corsa caratterizzata dai capricci del meteo (fra caldo secco, freddo umido, acqua a catinelle e grandine), probabilmente immaginando uno sprint vincente. Detto, fatto. Viviani è letteralmente volato sull'asfalto reso viscido dal violentissimo temporale che si è abbattuto sul traguardo poco prima dell'arrivo della corsa, posizionandosi in cima al gruppone, quindi prendendo la ruota del danese Michael Morkov prima, poi di Fabio Sabatini e trovando infine la giusta “spinta” nel ceco Zdenek Stybar, che lo ha “trainato” fino ai -500 metri, da dove ha spiccato il volo verso un successo che gli permette di consolidare la leadership nella classifica a punti della maglia ciclamino.
Viviani, alla vigilia del Giro d'Italia, aveva dichiarato di volersi prendere almeno tre tappe e la classifica a punti: con uno sprint ancora da disputare (a Roma, domenica pomeriggio) è già a quota quattro. Un exploit in piena regola, il suo, come quello del britannico Simon Yates che indossa la maglia rosa per il 12° giorno e si avvicina con un buon vantaggio (56”) su Tom Dumoulin alle montagne che emetteranno verdetti inappellabili. Da oggi pedalerà in difesa, cercando di salvare il primo posto nella classifica generale. Il primo appuntamento è fissato per oggi a Pratonevoso, domani la scorribanda sulle Alpi proseguirà con una tappa pirotecnica da Venaria Reale a Bardonecchia, nel corso della quale verranno affrontati quattro Gran premi della montagna, la Cima Coppi sullo sterrato del Colle delle Finestre, l'arrivo sul Jafferau. Sabato, prima del gran finale a Roma, altra fatica da Susa a Cervinia, con tre Gran premi della Montagna.
Chi ha gambe cercherà di mettere alle corde un finora impeccabile Yates che, quando c'era da difendersi, ha attaccato, senza badare a limitare i danni. La maglia rosa ha vinto sul Gran Sasso, sul muro di Osimo e a Sappada, vedendo crollare a turno le ambizioni dei propri rivali, che si sono dati il cambio al suo inseguimento. L'unico a resistergli è stato finora Dumoulin che, nella crono individuale di martedì, ha ridotto il divario dal britannico. L’olandese non sorride più come l'anno scorso, è rimasto deluso dall'esito della crono, perché resta lontano poco meno di un minuto. A questo punto, e anche alla luce del rendimento espresso, è difficile ipotizzare dove e come Yates potrà vedersi sfilare la maglia rosa. L'inglesino della Mithelton-Scott sembra possedere le certezze del Dumoulin dell'anno scorso quando sia Nibali che Quintana lo insidiarono fino a Milano, attaccando appena possibile e su ogni terreno, prima di arrendersi al suo predominio. Un precedente che va a vantaggio della maglia rosa, non di Dumoulin, che si è detto. «Un po’ deluso, perché nella crono di martedì speravo di fare meglio. Nel ciclismo, però, non si può vincere ogni gara. Vorrei farlo, ma non si può. Martedì ho avuto una buona giornata, ma non super come speravo e me la immaginavo», dice Tom Dumoulin ripensando alla cronoda Trento a Rovereto. Gli occh i non gli brillano come un anno fa, perché sperava di tornare in maglia rosa. «Sono andato più veloce possibile, speravo di vincere, volevo guadagnare il più possibile su Yates. Non ce l'ho fatta», spiega. «Il Giro, però, finirà a Roma e non prima. Io alleato con Froome? Lo dirà la strada. Quella di Pratonevoso, è una tappa per me, che ricorda quella di Oropa dell'anno scorso».
Adolfo Fantaccini

