Volley, il miglior muro della Superlega è di Vitelli

27 Novembre 2020

Il centrale di Paglieta del Padova in vetta alla classifica di specialità: «È la stagione del mio riscatto»

PESCARA. Il miglior muro della Superlega: 25 muri-punto in 11 partite, come Simone Anzani, centrale della Luve Civitanova e della Nazionale. È il bottino che ha fatto impennare le quotazioni di Marco Vitelli, 24 anni, di Paglieta, 202 centimetri di altezza, centrale del Padova che in estate l’ha prelevato in prestito dalla Lube Civitanova. Il muro per chi gioca a pallavolo ha un gusto particolare: dà carica a chi lo mette a segno e demoralizza lo schiacciatore che lo subisce. Vitelli si sta rivelando uno specialista del fondamentale in una stagione che sta segnando una piacevole inversione di tendenza. «Qui mi trovo bene», racconta, «ho trovato l’ambiente giusto e l’allenatore (Jacopo Cuttini, ndr) che crede in me e mi dà fiducia. Si è creata una chimica che mi fa rendere al meglio, assecondando la mia voglia di rivalsa dopo l’ultima stagione, a Vibo Valentia, che non è stata delle migliori». Ha giocato poco e niente Marco Vitelli da Paglieta e in estate ha accarezzato anche l’idea di scendere di categoria. «Ma, fortunatamente, mi ha chiamato Padova, ho detto subito sì ed ora eccomi qui a raccontare il mio magic moment». Non solo, brilla anche nelle statistiche delle battute. È tra i migliori della Superlega. «Muro e battuta sono due fondamentali che mi riescono bene. Occorre lavoro, tanto lavoro in palestra per affinare certe qualità. Ma ora, dopo aver passato momenti difficili, niente più mi pesa perché sono contento in questo ambiente». Marco Vitelli è figlio d’arte. Il papà Maurizio ha giocato fino alla serie A2, a Ortona, con l’Impavida, e tutt’ora è dirigente del Paglieta che milita in serie B maschile. «Lui era un opposto, io un centrale. Me lo ricordo perché ha smesso dopo i 40 anni e l’ho visto giocare». Il figlio che segue le orme del papà. «Beh a Paglieta ho trascorso la mia infanzia in palestra. Non potevo che provare a fare pallavolo. È andata bene e a 15 anni sono andato alla Teate Volley», racconta sfogliando l’album dei ricordi. «Un anno dopo ecco la chiamata da Macerata. Mi ha voluto la Lube che ha uno dei miglior settori giovanili in Italia. Lì sono cresciuto fino ad arrivare alla prima squadra. Vale più vedere dal vivo e allenarsi con certi campioni che altro. Ho imparato tanto». Nel frattempo, però, la società lo ha mandato in giro a farsi le ossa: prima a Molfetta, poi a Ravenna e, infine, a Vibo Valentia dove è rimasto due stagioni. Buona la prima, meno la seconda. «Pensavo di uscire dal giro, ho attraversato davvero un brutto periodo», ricorda con un velo di tristezza che svanisce parlando di futuro. «Intanto devo pensare a fare bene qui. C’è bisogno di continuità a certi livelli. Poi, chiaramente, ho i miei sogni nel cassetto: tornare alla Lube, campione d’Europa e campione del mondo, e poi guadagnarmi la chiamata della Nazionale. Fino a qualche mese fa solo un pazzo poteva pensarci, adesso posso coltivare questo sogno a patto di continuare a certi livelli». Probabilmente, a 24 anni è arrivato il tempo della maturazione professionale «Può darsi», riprende Marco Vitelli, «la pallavolo è tanto per me. D’estate mi piace giocare a beach volley, sono spesso a Pescara sulla spiaggia».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA