Vrenna: il protocollo della A è impraticabile in B
ROMA. Un protocollo, quello della A, «impraticabile per la serie B». Nella discussione sulla ripartenza del campionato, il presidente del Crotone Gianni Vrenna (dal 2016 patron dei pitagorici) ha le...
ROMA. Un protocollo, quello della A, «impraticabile per la serie B». Nella discussione sulla ripartenza del campionato, il presidente del Crotone Gianni Vrenna (dal 2016 patron dei pitagorici) ha le idee piuttosto chiare: «Io tutta questa fretta non ce l'ho, non la vedo», ha spiegato, alla luce dell'ipotesi di riavvio scaglionati con la A in campo per prima. Sullo sfondo, le città desertificate, l'economia che vacilla. «Sembra un film horror», ha sostenuto Vrenna. La sua azienda Envi Group attiva nella salvaguardia ambientale e nello smaltimento dei rifiuti, non ha subito il lockdown. Tuttavia i Vrenna si sono premurati di «dare un contributo alla nostra comunità» e così hanno pensato bene di sanificare tutta Crotone a proprie spese e fornire 4.500 mascherine alla Asp locale. Ai colleghi che vogliono ripartire, Vrenna ha replicato con serenità: «Ho l'impressione che ci sia confusione», ha detto, «per come è il protocollo che vogliono applicare in serie A, in B è quasi impossibile poterlo fare. Non si riescono a recuperare i tamponi per la gente comune, figuriamoci almeno una volta a settimana per 50 addetti. E poi ci sono i costi e la reperibilità dei kit, una cosa molto tirata. E se malauguratamente un giocatore dovesse ammalarsi di nuovo ci fermiamo rischiando di compromettere anche la prossima stagione? Io tutta questa fretta non ce l'ho». La riunione con il Comitato medico-scientifico di serie B ci sarà lunedì. Per il momento non c'è una linea comune sul da farsi, «ma ognuno ha espresso la sua opinione personale e tira l'acqua al suo mulino». Secondo alle spalle del Benevento poco prima del lockdown, anche il Crotone ha tutto l'interesse a portare a termine la stagione che dovrebbe riportare la squadra in A. «Calcio a porte chiuse? Meglio l'Italia senza calcio, prima la salute e poi tutto il resto...», conclude Vrenna.

