Yates fa l’impresa Carapaz maglia rosa

Ciccone al traguardo con 13’ di ritardo, Doumulin si ritira
TORINO. Torino racconta la tappa più bella del Giro d’Italia. Almeno fino ad oggi. E festeggia Simon Yates, l’uomo della cronometro dei miracoli in Ungheria o se volete l’uomo di Campo Imperatore quando in rosa si impose nel 2018 sotto lo sguardo del Gran Sasso.
Maglia rosa che torna dopo 3 anni sulle spalle di Richard Carapaz (Ineos), il campione olimpico per tutti è il grande favorito del Giro. Corsa durissima, resa ancor più impegnativa da una Bora che a poco più di 70 km dall’arrivo ha iniziato un forcing di quelli che fanno male. Aleotti ha dato il via ad un vero e proprio attacco programmato, poi ci ha pensato Wilco Kelderman a scremare il gruppo con i compagni Hindley e Buchman a ruota. L’azione degli uomini in verde ha fatto saltare Lopez, ha evidenziato la sottile crisi di Landa e Almeida nel finale e ha permesso a Hindley di guadagnare secondi e arrivare alle spalle di Carapaz nella generale.
Doppio passaggio a Superga e sul Colle della Maddalena: sulla carta l’altimetria non è impossibile, ma chi mastica ciclismo sa bene che la corsa dura la fanno i corridori e al primo vero assaggio di salita è Bora show. Ne fa le spese tutta la Ineos, ad eccezione di Carapaz, Almeida con la sua andatura regolare soffre, ma rientra, Lopez sembra uno dei più brillanti, ma al secondo passaggio a Superga perde le ruote e dice addio ai sogni di gloria. Carapaz sotto sotto sorride perché Kelderman sembra Richie Porte e la Bora sta a conti fatti pilotando il campione olimpico prima dell’attacco di Hindley che scopre le carte. Landa fa fatica, Lopez prima risponde presente poi si sfila dal gruppo dei migliori mentre con l’australiano che ama l’Abruzzo e che ha trionfato sul Blockhaus i più pimpanti sono Vincenzo Nibali e Richard Carapaz. E Simon Yates? Sonnecchia in attesa dell’attacco decisivo ma prima c’è il tentativo in solitaria a Superga di Carapaz ripreso sulla Maddalena da Nibali e Hindley. Arriva anche Yates e si forma il quartetto dei migliori. Intanto Lopez ha perso più di 3’ e saluta le zone alte della classifica. Sullo strappo decisivo di Parco del Nobile Simon Yates saluta tutti e va a cogliere la seconda vittoria in questo giro, mentre dietro Hindley batte Carapaz e Nibali. Splendido quinto Domenico Pozzovivo e subito dietro Almeida, Buchman e Landa.
Ciccone non va. E Giulio Ciccone? Altra giornata no per l’abruzzese della Trek. Al primo attacco della Bora si è sfilato ed è arrivato al traguardo con oltre 13’ di distacco. Condizione che non c’è oppure gamba salvata per provarci oggi? Di sicuro Cogne è un’occasione da non fallire per Ciccone che dopo la grave crisi del Blockhaus deve dare un senso al suo Giro. Senza più obblighi di classifica e senza Lopez da proteggere, Ciccone e Mollema avranno il via libera.
L’arrivo a Cogne. Tappa di 177 km da Rivarolo Canavese a Cogne. Tre gran premi della montagna con l’arrivo in salita previsto a 1.611 metri di quota. L’ascesa finale è lunga, ma con pendenze facili (22, 4 km al 4.3%) e potrebbe favorire anche chi non è scalatore puro. Sarà la salita di Verrogne (13,8 km al 7.1%) a 40 km dalla conclusione a fare la selezione. L’ascesa inizierà da Aosta e il tratto centrale è molto impegnativo. Ciccone dovrà cercare la fuga da lontano sperando di avere la gamba buona e i compagni di avventura giusti.
Doumulin molla. Altro ritiro importante al Giro. Dopo gli abbandoni di Girmay, Ewan e Bardet, ieri ha alzato bandiera bianca anche il vincitore del giro 2017 Tom Doumulin. A proposito di vincitori del Giro. La nuova maglia rosa Richard Carapaz trionfò nel 2019. In quell’edizione si vestì di rosa a Courmayeur ed era la 14ª tappa. E che tappa era ieri a Torino? La numero 14. Quell’edizione terminò all’Arena di Verona, e tra una settimana esatta la corsa rosa arriverà proprio lì. Corsi e ricorsi che fanno sperare e non poco il buon Carapaz.
Enrico Giancarli

