Zanardi: «È una delle gare più belle»

18 Giugno 2017

«Difficoltà e sofferenze, ma lo scenario è incantevole e la sfida affascinante» 

PESCARA. La prova che incorona l'uomo d'acciaio - così viene definito il vincitore di Ironman - e l'uomo d'acciaio per eccellenza, Alex Zanardi. Non poteva esserci testimonial migliore per presentare la settima edizione del triathlon pescarese, nonostante il campione olimpico minimizzi con umiltà la pioggia di complimenti e attestati di stima: «Spesso vengo visto come quello che ha reagito alle difficoltà che la vita gli ha messo di fronte, ma credo che questa sensazione sia più un qualcosa che si percepisca dall'esterno. E non perché mi senta un uomo di ferro, ma perché ritengo che ognuno di noi possa essere resiliente a modo suo. Si possono vincere battaglie enormi oppure essere vinti da circostanze apparentemente più banali. Io ho semplicemente fatto il mio cammino».
Ed è proprio per provare a vincere l'ennesima sfida che Zanardi è arrivato a Pescara. Oggi sarà ai blocchi di partenza di Ironman 70.3, una disciplina a cui si è avvicinato da qualche anno e che subito gli è entrata nel sangue: «Ho conosciuto una dimensione sportiva che immaginavo affascinante e che ai miei occhi si è rivelata esserlo ancor di più. Questa è una delle gare più belle e più partecipate del nostro paese. Amo Pescara, la conosco, conosco la sua gente e farò di tutto per concludere nel modo migliore la tripla prova che mi aspetta. Devo ancora capire come uscire dall'acqua», prosegue sorridendo, «spero ci sia qualcuno pronto ad aiutarmi. Mentre sono ottimista, forse più degli atleti normo dotati, per la mezza maratona finale, perché in questo caso non avere le gambe può essere un vantaggio, non dovendo accusare il passaggio dalla pedalata alla corsa».
Per lui quella di Pescara è anche l'occasione per continuare a preparare i prossimi appuntamenti: «Tra quindici giorni sarò a Klagenfurt per il nuovo Ironman dove spero di riuscire a guadagnare il pass per la finale mondiale di Kona, alle Hawaii. Ho già prenotato volo e albergo, non posso permettermi di mancare l'appuntamento».
Un campione di sport e di vita, da cui arriva forse il messaggio più bello, rivolto ai giovani e a tutte quelle persone che ogni giorno lottano per andare avanti: «Ai ragazzi dico che la cosa più importante sia capire quale è la strada da voler percorrere. Credo che fissare l'obiettivo rappresenti il 99% del lavoro. Non occorre pensare per forza a grandi cose: a volte il semplice essere una brava persona è il modo migliore per riempire degnamente l'esistenza, questo concetto lo ripeto spesso a mio figlio. E poi bisogna essere curiosi, avere la voglia di spingersi avanti e non mollare, perché alla fine le cose accadono. E magari ti ritrovi qualcuno che ti appende una medaglia olimpica al collo - il riferimento è alle vittorie di Londra e Rio -. È ovvio, le difficoltà ci sono per tutti e sono tali, altrimenti non si chiamerebbero in questo modo, così come i momenti di sofferenza, che purtroppo la gente di questa meravigliosa regione ha dovuto imparare a vivere troppo spesso negli ultimi anni. Spetta ad ognuno di noi trovare il modo per andare oltre».
Adriano De Stephanis
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