Zanchi: la felicità è vedere la crescita del Giulia Basket
I giallorossi sono la sorpresa della serie B, il coach spiega l’ascesa del gruppo: «Abbiamo dato una chance ai giovani e loro mi seguono sfidando i propri limiti»
Andrea Zanchi è felice. Non solo perché Giulia Basket ha vinto il derby di pallacanestro contro Roseto che fino a qualche tempo fa nessuno osava solo immaginare; non solo perché la squadra giallorossa è quarta in classifica nel girone C2 di serie B di basket maschile. Non solo perché i suoi ragazzi giocano una buona pallacanestro. «Sono felice», sostiene il 56enne tecnico di origine veneziana stabilitosi a Fermo, «perché assisto alla crescita della mia creatura; perché vedo i ragazzi che si mettono in discussione e sfidano i propri limiti per migliorarsi. Due anni fa ero tornato a fare settore giovanile a Montegranaro dopo aver girato l’Italia. Ero schifato dall’ambiente. Mi ero rifugiato tra i giovani. Poi, Montegranaro ha chiuso i battenti e quando la scorsa estate mi ha chiamato Sacripante del Giulia Basket ho chiesto la possibilità di portare avanti un progetto». Che avanza tra tante difficoltà. «Dal 15 settembre abbiamo fatto solo otto allenamenti al completo, tra Covid, infortuni e movimenti di mercato. Però, ho a disposizione dei ragazzi in gamba. Non è vero che questa generazione di giovani è pigra. Io ho esempi che dimostrano il contrario. Si applicano, mi seguono. Sono un bel gruppo, sarebbe da uscire ogni sera a farsi una birra per come si sta bene insieme. Ma non si può per colpa di questo maledetto Covid».
Giulia Basket sorpresa del campionato? Zanchi fa spallucce. «Siamo una sorpresa perché portiamo avanti un progetto con convinzione in un Paese in cui non si ha il coraggio di lavorare sul progetto perché si è prigionieri del risultato. Lo vogliamo subito. In Italia non si investe abbastanza sul settore giovanile, si punta sul giocatore finito e non si ha la pazienza di attendere. Ci siamo dimenticati che eravamo i più bravi a formare i giocatori partendo dai vivai. Invece, ci sono dei ragazzi che meritano una chance. Ci siamo affidati a loro, consapevoli di quelli che erano gli obiettivi e il budget». Si ritiene un istruttore più che un allenatore. «Certo, perché io ho esperienza alle spalle e cerco di girarla alle nuove leve. In Italia ci sono 3-4 società che hanno grandi possibilità, le altre devono programmare. Io amo lavorare con i giovani. Più che un allenatore felice, sono una persona felice. Ognuno di noi deve ridare il suo vissuto a chi arriva. Deve trasmettere anche valori e principi. Io ho la fortuna di avere un gruppo che vuole apprendere, guidato dai vari Di Carmine, Pansini e Cacace che sono dei fratelli maggiore. Danno l’esempio. L’albero cresce a seconda di come lo innaffi e lo curi». E così gli altri spendono soldi e Giulia li investe per far crescere i giovani. «Servono persone, programmazione e pazienza, non bastano solo i soldi per fare bene». Un’altra riflessione. «Purtroppo, andiamo incontro da anni difficili. Sarà dura vivere di basket se non a livelli altissimi. I ragazzi devono giocare e studiare per arrivare alla laurea. Devono imparare sia in palestra che sui banchi di scuola». Giulia Basket è una squadra itinerante che si allena tra Giulianova, San Nicolò a Tordino e Atri. E la domenica gioca ad Atri. Nonostante le difficoltà il gruppo si diverte, conquistando risultati inattesi e prestigiosi. Vive sulle ali dell’entusiasmo guidato da un coach che un po’ alla volta sta ritrovando il piacere di insegnare pallacanestro.
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