Zarroli e il volley, stare dietro le quinte e costruire trionfi in Italia e in Europa

TORTORETO. C’è chi schiaccia e chi alza il pallone nella pallavolo e sono quelli che si prendono la scena. Ma c’è anche chi lavora dietro le quinte e contribuisce alla conquista dei risultati. È il...
TORTORETO. C’è chi schiaccia e chi alza il pallone nella pallavolo e sono quelli che si prendono la scena. Ma c’è anche chi lavora dietro le quinte e contribuisce alla conquista dei risultati. È il caso di Alessandro Zarroli, 43 anni, di Tortoreto, assistente di Fefè De Giorgi, allenatore della Lube Civitanova che la scorsa settimana ha conquistato prima lo scudetto, ribaltando Perugia, e poi la Champions League, battendo a Berlino lo Zenit Kazan campione uscente. Zarroli, diplomato in ragioneria, si occupa di scouting e aiuta De Giorgi nel lavoro in palestra. Appena un anno a Civitanova e ha fatto il botto, vincendo tutto quello che c’era da vincere. Trascorre molto del suo tempo nella rilevazione di tutto quello che accade in partita, sia per la sua squadra che per gli avversari. Azione di gioco che trasforma in statistiche. Nella Lube lo staff è composto dal tecnico Ferdinando De Giorgi, dal secondo Marco Camperi e dagli assistenti Alessandro Zarroli e Enrico Massaccesi.
«Il mio lavoro consiste nel vedere tutte le partite, nostre e degli avversari. C’è una piattaforma sulla quale è possibile scambiare i filmati», racconta Alessandro Zarroli, «e sui video poi si effettua uno studio statistico in base al quale il tecnico sceglie poi la tattica. Il nostro lavoro deve dare una visione di insieme della squadra avversaria; si studiano le qualità dei singoli abbinati ai numeri e si valutano le situazioni più frequenti in partita».
Zarroli ha iniziato il lavoro di scouting nel 2001, nella sua Tortoreto grazie alla squadra femminile all’epoca militante in serie A2 e allenata da Maurizio Moretti. «Avevo giocato a pallavolo fino alla serie C», racconta, «più che altro a livello amatoriale. Però, il volley mi piace e ho cercato di restare in questo mondo facendo un lavoro all’epoca raro, ma che poi con il tempo è diventato indispensabile». Nel 2006 eccolo a Pineto, in A1 maschile, dove è rimasto quattro anni fino al 2009; poi a Taranto con la squadra maschile in A1; una parentesi con la nazionale bulgara di Prandi nel 2010 nell’estate del Mondiale in Italia; poi tre anni a Loreto in A2; una stagione e mezza in Russia, al Nizhny Novgorod; nel 2016 in Belgio con il Noliko Maaseik. Poi, una pausa di riflessione di un paio d’anni in cui ha fatto altro fino alla scorsa estate quando è arrivata la chiamata della Lube Civitanova, una delle quattro migliori formazioni di pallavolo maschile.
«Ho iniziato perché a Tortoreto», racconta Alessandro Zarroli, «c’era un buco da tappare e mi ci sono messo io. È un lavoro che deve piacere altrimenti fai altro. L’uomo dello scout è quello che inizia prima di tutti a lavorare e finisce più tardi. Non si guadagna tanto, è la passione che ti spinge a proseguire».
L’allenatore con cui si è trovato meglio? «Ho conosciuto De Giorgi quest’anno e c’è feeling. Ho un bel ricordo di Daniel Castellani, argentino ex Chieti, con cui ho lavorato in Belgio, e con Paolo Montagnani». Sempre con la squadra: lavoro in palestra e poi in ufficio. «Non sono tanti quelli che resistono», spiega, «perché i più bravi o diventano allenatori oppure prendono altre strade. Se avessi ragionato sui soldi avrei dovuto smettere sin dai primi anni, ma sono andato avanti per passione e per vivere una settimana come quella che ci siamo regalati, vincendo scudetto e Champions. Questa sì che è la migliore gratificazione».
Durante la partita gli uomini dello scout sono in costante collegamento con la panchina alla quale forniscono tutti i dati. «L’allenatore ha coscienza di quanto accade in presa diretta. Molto ruota attorno al lavoro del palleggiatore, come smista la palla e in quali condizioni. La chiave è quella».
Il giocatore più forte? «Se ragioniamo sui soldi e sul prestigio devo rispondere Leon, e in effetti lo è. Ma a Civitanova ce ne sono tanti, non a caso è la squadra più forte d’Italia e d’Europa. Ad esempio, Juantorena lo conoscono tutti e poi Bruno che da dieci anni è il palleggiatore del Brasile. Ho lavorato con dei fenomeni. A Perugia la vera impresa e poi la squadra è stata fenomenale nel ripetersi a Berlino».
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