Zeman: «Bene soltanto i primi 45’»

Il tecnico: «Nel secondo tempo abbiamo rinunciato a giocare». Accoglienza con applausi e una targa dal Comune di Foggia
INVIATO A FOGGIA. Alla lettura delle formazioni tutto lo stadio lo ha omaggiato con un lungo applauso. Prima del fischio d’inizio, il sindaco di Foggia, Franco Landella, gli ha consegnato una targa «per quello ha fatto a Foggia e per aver sempre insegnato i valori del calcio». Non poteva essere trattato diversamente Zdeneke Zeman, l’allenatore che ha scritto negli anni Novanta pagine indelebili della squadra rossonera. «Mi aspettavo la bella accoglienza dello Zaccheria, i foggiani si ricordano di me». Ma anche stavolta il boemo ha castigato la sua ex squadra. Era già successo nei tre precedenti incroci (due con la Lazio e quello col Pescara all’andata) e anche ieri Zdenek ha dato un grosso dispiacere ai suoi vecchi tifosi. Nonostante il ko, tanti amici a fine gara si sono avvicinati per salutarlo. Qualcuno è entrato anche in sala stampa, lo ha abbracciato e gli ha detto che stavolta la sua vittoria non è stata meritata. In cuor suo, Zeman sa che il pareggio sarebbe stato più giusto, però non lo dice. «Chi segna significa che ha fatto meglio dell’avversario», afferma il tecnico di Praga che poi , «è vero che il Foggia ha sviluppato una grande mole di gioco e avrebbe potuto sbloccare la partita, ma è altrettanto vero che la mia squadra ha ribattuto colpo su colpo nel primo tempo trovando poi la rete con Mancuso. Sono contento per l’atteggiamento mostrato dai miei ragazzi nella prima frazione di gioco. Al contrario, sono deluso per quello che abbiamo fatto nella ripresa. Ci siamo “abbassati” troppo, non riuscivamo più a ripartire, nonostante avessimo maggiori spazi da sfruttare rispetto ai primi 45’. Abbiamo rischiato di subire il gol del pareggio fino all'ultima azione, invece dovevamo provare a realizzare il secondo gol per chiudere la partita». Una scelta, quella dei calciatori, dettata dalla forza d’urto dell’avversario che doveva recuperare lo svantaggio, ma anche dalla volontà dei biancazzurri di pensare esclusivamente a difendere il prezioso gol di Mancuso. Una strategia che Zeman non ha mai approvato nella sua carriera e di certo non lo farà ora. Ma dovrà farlo capire ai suoi. Alla vigilia del match, infatti, il boemo ha detto che nel girone di ritorno dalla sua squadra si aspetta «grandi progressi sotto il profilo tattico».
L’allenatore del Pescara sceglie l’ironia quando si parla di Mancuso che è tornato al gol dopo una lunga astinenza (tre mesi). «Cosa dite? Mancuso ha realizzato una doppietta mercoledì», ma dimentica di precisare che l’avversario era il Lugano e si trattava di un’amichevole. Capone, invece, ha deluso. «Sì, non ha fatto vedere le sue qualità. È tornato ieri (venerdì, ndr) dalla Nazionale e avevo il dubbio se farlo giocare o no».
In chiusura, una nuova stoccata a Sebastiani che nel post partita ha ribadito il suo no a Mariani («Non rientra nei nostri piani», queste le parole del presidente). «Non conosco i programmi, magari se li sapessi sarebbe meglio».
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