Zeman, Caprari e Verre per la vendetta degli ex

19 Aprile 2017

Il boemo esonerato nel 2013 e i due calciatori scaricati dal club di Pallotta

PESCARA. I risultati dell’ultimo turno hanno estromesso il Pescara dalla lotta salvezza. In particolare, il successo dell’Empoli a Firenze ha vanificato ogni possibilità di raggiungere il quartultimo posto, occupato proprio dai toscani con 25 punti, 12 in più (in realtà 13 per la classifica avulsa) rispetto ai biancazzurri. A questo punto non resta che aspettare la retrocessione che potrebbe concretizzarsi già nella prossima giornata se l’Empoli dovesse vincere a San Siro con il Milan e contemporaneamente il Delfino perdesse in casa con la Roma. In verità la società e lo stesso Zdenek Zeman già da qualche settimana stanno programmando la prossima stagione. Prima, però, bisogna onorare il torneo fino all’ultima partita. L’obiettivo è quello di evitare l’ultimo posto (il Palermo è penultimo con 2 punti di vantaggio) e scongiurare così il rischio di essere ricordati come la peggiore formazione della storia della serie A a 20 squadre. Per questi motivi, diventano cruciali gli appuntamenti casalinghi con Crotone (7 maggio) e Palermo (21 maggio), le uniche due gare in cui il Pescara, almeno in teoria, avrebbe la chance di conquistare l’intera posta in palio.

Sete di rivincita. Eppure, tra i biancazzurri c’è chi sogna uno sgambetto alla Roma. Lunedì (inizio ore 20,45) il Pescara ospiterà l’undici di Luciano Spalletti che dopo il pareggio in casa contro l’Atalanta ha quasi compromesso la rincorsa alla capolista Juventus (ora distante 8 lunghezze) e deve guardarsi le spalle dal Napoli, pronto a soffiarle la seconda posizione. I partenopei sono a 2 punti dalla Roma e un eventuale passo falso all’Adriatico potrebbe complicare l’accesso diretto dei capitolini alla prossima Champions League.

Di sicuro, nel Pescara c’è chi ha più di un motivo per consumare la vendetta. In primis Zdenek Zeman, richiamato sulla panchina giallorossa nell’estate del 2012 dopo le buone stagioni di fine anni Novanta (dal 1997 al 1999). Il boemo aveva da poco conquistato la promozione in serie A con il Pescara, ma la chiamata dalla Capitale fu impossibile da rifiutare. L’ingaggio di Zeman avvenne dopo i mancati accordi con altri allenatori (Villas Boas, Bielsa, Montella) e a gennaio emersero le prime grane. Il logoramento del rapporto divenne pubblico con il botta e risposta tra il tecnico di Praga e Stekelemburg che aveva contestato l’ingaggio di un altro portiere, Goicoechea («non ho capito il suo acquisto», disse l’olandese). Zeman rispose così. «Frasi inopportune. Qui non abbiamo regole, manca un regolamento scritto. E di solito lo fa la società».

Nei giorni successivi i dirigenti si fecero sentire. Prima il dg Franco Baldini: «La disciplina non si ottiene attraverso regole scritte, che peraltro ci sono, ma dipende dalla credibilità che si ha verso il proprio ambiente, dagli esempi che si riescono a dare e dai comportamenti che si riesce ad ottenere». Poi il ds Walter Sabatini. «Tra le valutazioni che stiamo facendo c'e anche un cambio della guida tecnica, ma Zeman non è assolutamente delegittimato». L’esonero si materializzò il 2 febbraio 2013 dopo la clamorosa debacle (2-4) con il Cagliari. Un parte dello spogliatoio aveva abbandonato il boemo. Si disse, problemi con Marquinho, Burdisso, Castan, Pjanic e, soprattutto, De Rossi.

A dicembre 2015, Zeman chiarì le cause dei malumori. «Io ho l'abitudine a costruire e stavamo cercando di farlo. A Roma i calciatori fanno quello che vogliono, ne avevo sempre dodici sul lettino e due bloccati sul raccordo anulare e non mi andava bene. C'è un senso della professionalità che va tutelato sempre... Alla Roma vige il concetto massimo risultato con il minimo sforzo».

Il pensiero di Zeman non si sposò con quello della dirigenza che in verità non diede mai la sensazione di voler supportare il suo progetto.

Cresciuti e abbandonati. Quella di lunedì sarà una sfida stimolante anche per Valerio Verre e Gianluca Caprari che con la Roma hanno vinto due scudetti giovanili (allievi nel 2010 e Primavera l'anno successivo). Verre esordì all’età di 17 anni in Europa League con l'ex tecnico giallorosso Luis Enrique, ora al Barcellona, che lo fece entrare al posto di Caprari. Il centrocampista venne ceduto all’Udinese nell’ambito dell’affare Benatia. Caprari, invece, era in comproprietà tra Roma e Pescara, ma a giugno 2015 il club giallorosso decise di non presentare nessuna offerta in busta regalandolo di fatto al Delfino. Nelle ultime due volte che ha sfidato la Roma è sempre andato a segno e all’andata ha anche esultato. Ora è dell’Inter e se dovesse andare di nuovo a bersaglio di certo darebbe sfogo alla sua felicità. In rosa ci sono Alessandro Crescenzi e Simone Pepe (ora in Cina con Sebastiani nelle vesti di club manager), cresciuti nel vivaio giallorosso e anche loro costretti a cercare fortuna altrove.

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