Zeman dice no alla pensione «Io e il calcio amore infinito, non smetterò di allenare»

Il tecnico boemo compie gli anni: «Mai senza pallone, anche se mia moglie... In carriera nessun rimpianto, non ho vinto scudetti ma ho fatto divertire»
PESCARA. Domani compirà 76 anni, più di 50 trascorsi in panchina. Zdenek Zeman si racconta a 360 gradi in esclusiva al Centro spaziando tra vari argomenti: calcio, famiglia, guerra tra Russia e Ucraina, progetti futuri e desiderio di riportare il Pescara in B.
Più di mille panchine e oltre mezzo secolo di lavoro sul campo. Che sensazioni prova?
«Ormai non mi pesano più gli anni, da un po’ di tempo mi sono tranquillizzato. Continuo a fare quello che mi piace con la voglia di creare qualcosa di interessante».
Il calcio non l’ha mai annoiata?
«Da allenatore no, invece a vederlo in tv capita spesso di annoiarmi, visto che le squadre raramente danno spettacolo».
Sull’argomento sua moglie Chiara cosa pensa?
«Mi ha suggerito molte volte di smettere, ma io non ho alcuna intenzione di andare in pensione. Se restassi fermo a casa mi annoierei da morire, quindi cerco di rendermi utile a chi abbia voglia di imparare».
L’anno scorso è uscita la sua autobiografia “La bellezza non ha prezzo”: cos’è la bellezza per lei?
«La bellezza è tutto. Parlando di calcio è provare a dare spettacolo, fare divertire il pubblico, togliersi le soddisfazioni, comportarsi bene e rispettare le regole».
Ha raccontato la sua infanzia e il trasferimento in Italia a fine anni '60, da suo zio Cestmir Vycpalek, ex Juventus. È contento del suo percorso?
«Sì, non posso lamentarmi, mi è riuscito abbastanza spesso quello che volevo dimostrare. Avrei potuto fare di più, ma non mi è stato permesso da alcune situazioni che conoscete già...».
Non aver vinto uno scudetto è un rimpianto?
«No, non mi pesa, anche perché vincere un campionato non è il massimo, dipende da come si arriva al successo. Preferisco provare a fare divertire la gente che viene allo stadio, poi nello sport si vince e si perde e bisogna accettarlo. Inoltre, non credo di aver mai avuto a disposizione una rosa attrezzata per vincere lo scudetto. Qualche buon piazzamento l’ho raggiunto, purtroppo in periodi in cui in Champions andava una sola squadra. Oggi invece si lotta per il 4° posto…».
Napoli campione d’Italia. Se l’aspettava?
«No, però ha dimostrato di essere superiore alle altre, non per la forza dell’organico, ma per la qualità del gioco. Non c’è stata storia, il titolo è ampiamente meritato».
Champions, Europa e Conference League con 5 italiane in semifinale. Riscatto del calcio italiano?
«Non direi, il rendimento non rispecchia la nostra realtà che continua ad avere problemi. La Nazionale è rimasta fuori dai Mondiali per due volte consecutive. Comunque nell’anno in cui, Napoli escluso, nel campionato italiano si gioca il calcio peggiore portare 5 squadre così avanti in Europa è un bel risultato. Che, però, non rispecchia la forza della Nazionale. Nonostante tutto, mi auguro che riescano ad alzare qualche coppa».
A proposito di Nazionale, ha detto che Totti è stato il miglior calciatore da lei allenato. Ai quei tempi c’erano anche Baggio, Del Piero e altri campioni. Oggi in Italia mancano i talenti?
«Non credo, penso che ci siano tanti bravi giocatori, ma le convocazioni non sempre seguono le indicazioni di quello che succede in campionato, di chi è più bravo o possa essere utile alla squadra».
Mourinho e i tifosi romanisti: come si spiega l’incredibile feeling?
«Innanzitutto è arrivato dopo il Covid e i tifosi avevano tanta voglia di tornare allo stadio, poi Mourinho è sempre uno che richiama molta attenzione».
La Roma può vincere l’Europa League?
«Perché no? Anche quando ha vinto la Champions l’Inter di Mourinho non era favorita...».
Nonostante i problemi, Juve seconda in campionato e in semifinale di Europa League. È sorpreso?
«La Juve è sempre forte, poi che abbia problemi di altro genere non conta nulla. I bianconeri hanno ogni anno rose all’altezza».
Il caso Vlahovic ha fatto riesplodere la questione razzismo negli stadi. Che ne pensa?
«Ci sono stati tanti episodi simili, anche se spesso dettati da delusione o disappunto. Se la squadra non va, bisogna prendersela con qualcuno. Non credo che si tratti di vero razzismo, parlerei più di provocazioni che andrebbero evitate. Purtroppo ci siamo abituati a comportamenti simili negli stadi. La tifoseria atalantina è sempre stata molto vivace, a volta anche troppo».
In A, B e C i verdetti di fine stagione di nuovo decisi dalla giustizia sportiva. Come se ne esce?
«Bisogna fare i controlli dall’inizio e intervenire tempestivamente, trovo ingiusto penalizzare i club a pochi giorni dal termine dei campionati, quando le irregolarità spesso sono note da tempo. L’anno scorso il Catania è stato escluso a 2 giornate dalla fine falsando il torneo, eppure le situazioni delle società si conoscono…».
Nel corso degli anni in tanti sono stati indicati come suoi possibili eredi. Tra questi anche Roberto De Zerbi. Condivide?
«È bravo, lo ha dimostrato in Italia, anche se all’inizio a Foggia mi aveva un po’ deluso perché, nonostante avesse la rosa migliore del torneo, non è riuscito a vincere il campionato. Ultimamente sta facendo ottime cose, prima in Ucraina e ora in Inghilterra».
A proposito di Ucraina, che idea si è fatto sul conflitto?
«I russi volevano esercitarsi, invece… l’operazione speciale si è trasformata in guerra. L’Ucraina è una nazione indipendente e ha il diritto di vivere in pace».
Le è tornato in mente l’arrivo dei carri armati nella sua Praga nel 1968?
«Scenari diversi. Quella volta fu il nostro partito comunista a chiedere l’intervento dei russi che entrarono a Praga, mentre i soldati di Putin non sono stati invitati dagli ucraini».
Tornando all’attualità calcistica, oggi iniziano i play off e il Pescara entrerà in scena giovedì prossimo. La squadra è al top?
«Non saremo mai al top, stiamo lavorando per fare una bella figura. Ci sono 28 squadre in corsa per un posto, chi vincerà potrebbe giocare 10 gare in un mese, non è umano».
Crede nella promozione?
«Il Pescara ci deve provare e mi auguro che dimostri di essere superiore alle altre. Non sarà facile».
Le principali favorite?
«Non ci sono. Questi play off sono una lotteria, puoi giocare male e vincere».
Dicono che sia molto felice di essere tornato a Pescara. È la verità?
«Ho accettato con entusiasmo, vorrei fare qualcosa per i tifosi».
Com’è il rapporto con il presidente Sebastiani?
«Attualmente è buono».
Il presidente vorrebbe trattenerla anche se non dovesse centrare la promozione. Cosa risponde?
«Le sue parole mi hanno fatto piacere, ma tra il dire e il fare c’è differenza. Cercherò di fare il massimo per proseguire il lavoro e, se ci saranno i presupposti, resterò qui. Per ora ho tutto, non posso lamentarmi, quindi…».
Fino a quando ha intenzione di allenare?
«Finché la salute mi assisterà e ci sarà qualcuno interessato a me».
Giovanni Tontodonati
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

