Zeman, la mente e il sogno: Brosco difensore-goleador

Il capitano decisivo contro la Spal è cresciuto grazie anche alla moglie mental coach
PESCARA. Nella mente del capitano-goleador. «Mi piacerebbe rivedere a Pescara l’entusiasmo del 2012, tocca a noi riportare i tifosi allo stadio». Dopo un paio d’anni di purgatorio ecco che il suo desiderio si sta pian piano realizzando. Riccardo Brosco, due anni fa, subito dopo la firma sul contratto fece la seconda dichiarazione d’amore al Delfino. «Qui ho lasciato il cuore, ricordi indelebili, mi piacerebbe fare un altro regalo a questa città», le sue parole nell’agosto 2022. Il difensore-goleador, dopo la promozione in A del 2012 con Zeman, punta alla seconda vittoria del campionato, stavolta in C. Il capitano biancazzurro, tornato in Abruzzo nel 2022, venerdì sera ha deciso la sfida di Ferrara: un gol di testa e Spal al tappeto. La seconda rete (decisiva) in campionato, dopo quella contro il Carpi.
Instancabile. Il 33enne difensore romano è il faro del Pescara di Silvio Baldini. Non è un caso se l’allenatore biancazzurro ha utilizzato Brosco sempre (786 minuti giocati), facendolo diventare lo “stakanovista” del Delfino. «Sono molto contento della vittoria e del mio gol, il Pescara ha giocato anche bene», ha detto il centrale in sala stampa, venerdì, a Ferrara.
Zeman nel cuore. «Questo è un grande gruppo e sono convinto che qualche soddisfazione possiamo togliercela». Brosco di gruppi vincenti e di promozioni se ne intende, dopo aver centrato la promozione in A con il boemo in panchina. «La vittoria con la Spal è dedicata al boemo. Ho saputo che non è stato molto bene», ha sottolineato, venerdì sera, dopo aver mandato al tappeto gli estensi. Il Brosco-bis, dopo la cavalcata nel 2012, è iniziato due anni fa con il ritorno in biancazzurro. «Sono cresciuto da quella promozione», ha detto il difensore.
Il segreto è in famiglia. Sicuro, disinvolto in campo e con tanto carisma, il capitano del Pescara ha un segreto legato al suo successo: il mental coach. Il tecnico che allena le menti, infatti, lo ha completamente cambiato “lavorandoci” 24 ore al giorno. Un lavoro quotidiano, visto che chi cura la mente del capitano del Pescara è sua moglie Nicole, conosciuta quasi 10 anni fa a Latina, dove Riccardo ha giocato dal 2013 al 2017. E dalla loro unione nel dicembre 2020 è nato il piccolo Brian.
“La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre”, diceva Albert Einstein. E Riccardo Brosco negli ultimi anni ha aperto la mente, accogliendo consigli e strumenti per far crescere autostima, leadership e carisma. Risultato? Un giocatore trasformato che è tornato a Pescara a distanza di 12 anni dall’ultima volta con una voglia matta di centrare la seconda promozione in carriera. Tra l’altro per il centrale difensivo la straordinaria impresa di dodici anni fa, nella squadra delle stelle Marco Verratti, Lorenzo Insigne e Ciro Immobile, resta l’unico successo in carriera. «Ho tanta voglia di aiutare i miei compagni per raggiungere l’obiettivo e mi piacerebbe concludere la carriera con la maglia biancazzurra», ha detto tempo fa il difensore, che nel 2009 alla Roma fece scomodare un certo Spalletti a vedere i suoi allenamenti nella formazione Primavera, prima di essere convocato in Prima squadra.
Le origini. Romano di nascita, tifoso giallorosso da sempre: la storia del classe 1991 parte proprio delle giovanili della squadra della Capitale, dove approda nel lontano 1995. Ben 14 anni passati con lo scudetto della Roma sul petto senza però mai riuscire a esordire con la squadra giallorossa. Un caso più unico che raro. Una carriera passata interamente in Serie B, tra Ternana, Ascoli, Latina, Carpi, Triestina e Vicenza, la stessa che spera di riconquistare con la maglia biancazzurra in questa stagione. Nel 2011, quando Brosco arrivò a Pescara, il ds era Daniele Delli Carri, che lo ha rivoluto con sé due anni fa. In panchina 12 anni fa c’era Zeman, ora c’è Baldini che punta molto su di lui. Un tecnico che lavora molto sulle menti dei calciatori. E con Brosco avrà la strada in discesa.
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