Zeman: tornare a Pescara? Nel calcio mai dire mai...

13 Ottobre 2016

Il tecnico: a 69 anni ho tanta voglia di allenare. I più forti Totti e Verratti

PESCARA. È sempre lui. Sorridente, pungente e divertente. La sacca da golf in una mano e, nell’altra, le sue immancabili sigarette. Un caffè, strette di mano, selfie, una chiacchierata col suo amico Peppino Pavone, ora ds del Pescara e suo fido scudiero nel Foggia dei miracoli, e con Federica Rogato (ex addetto stampa del Pescara).

Zdenek Zeman è tornato, ma solo per l’erba dello splendido Golf club di Miglianico, dove ieri ha partecipato al torneo nell’ambito della tappa dell’Alps Tour. Il golf è la sua passione, il calcio la sua vita. E se in Abruzzo pensi al boemo, immancabilmente la mente va al Pescara, che nel 2012 ha riportato in serie A dopo quasi 20 anni di assenza. Da Oddo, all’attuale campionato del Delfino, passando per Napoli-Roma, la corsa scudetto, Totti, Verratti e Caprari. Quando parla lui non ci si annoia mai e il 69enne allenatore si gode il suo anno di riposo, dopo aver conquistato la salvezza con il Lugano.

Zeman come sta, le manca il calcio?

«Sto bene, diciamo che ho cambiato tipo di erba. Quella dei campi da golf è curata meglio. Comunque seguo il calcio e c’è anche mio figlio che sta allenando la Reggina, in Lega Pro».

Che serie A ha visto in queste prime gare?

«Spero che si trovi equilibrio. Anche se la Juventus sta facendo meglio delle altre squadre. Il Napoli senza Higuain ha perso qualcosa, tuttavia è rimasta una squadra di vertice, e spero che la Roma si riprenda, anche se negli ultimi tempi non ha reso molto».

Verratti e Immobile “figli” di Zeman?

«Mi hanno dato tanto e spero che gli abbia dato qualcosa anch’io. Hanno fatto tanta strada. Ciro, forse, si è perso negli ultimi due anni, ma ora sta dimostrando di nuovo tutta la sua bravura alla Lazio. Verratti non si discute: è il miglior regista italiano. Spero che continui così».

Verratti più regista o mezz’ala?

«Regista. Con me ha fatto quel ruolo molto bene e anche al Psg gioca così, anche se ha vicino altri giocatori».

Segue il Pescara?

«Certo, è normale».

Sabato all’Adriatico c’è Pescara-Samp. Cosa ricorda di quel 20 maggio 2012, quando ha conquistato la A a Marassi contro i blucerchiati?

«Spero che il Delfino si ripeta. Si affronteranno due squadre che se la giocano alla pari, anche se al Pescara mancano punti. È una squadra che ha bisogno di certezze e di una vittoria. Credo che sabato questa cosa si possa fare. A Marassi nel 2012 mi sono commosso. I pianti erano per Franco Mancini, che è venuto a mancare durante l’anno».

Il ricordo più bello?

«Il ricordo che porterò sempre con me è il giro col bus scoperto dopo la vittoria del campionato. Una cosa bellissima».

Il suo pensiero su Oddo?

«Lo conosco più da calciatore che da allenatore. Ha portato la squadra in serie A e ciò vuol dire che ha fatto molto bene. Ora bisogna adattarsi alla categoria, ma c’è tempo per dimostrare che questa squadra può rimanere in A».

Le piacerebbe tornare a Pescara o è una storia chiusa?

«Mai dire mai. Io ho ancora voglia di lavorare, ma in questo momento il Pescara sta bene così e ha un tecnico che ha portato la squadra in serie A. Tra qualche anno non lo so cosa potrà accadere, per me non è una storia chiusa. A Pescara sono stato benissimo e ho dei ricordi bellissimi. Ho tanti amici qui e anche la gente ha apprezzato il lavoro che abbiamo fatto qualche anno fa. Non credo di avere nemici. Seguo sempre la squadra e i giocatori che ho avuto. Non solo Insigne, Immobile e Verratti, ma anche altri come Cascione, Balzano, Romagnoli o Kone, per fare qualche nome».

Ricordi di Pescara?

«Belli, bellissimi. Ho sempre avuto un rapporto splendido con tutti».

Al Pescara attuale manca l’attaccante. È vero?

«Non conosco le dinamiche. La gente vuole più gol, è normale, ma non è detto che debbano essere sempre gli attaccanti a farli. Ci sono anche altri giocatori che possono portare un buon contributo».

Il giocatore che le piace di più dell’attuale rosa?

«È sempre il mio Caprari.È importante per il Pescara».

Lo vede maturato?

«Sì, rispetto a quando è arrivato a Pescara. Con me era un ragazzino ed è cresciuto tanto. Tecnicamente è molto bravo e adesso ha trovato i tempi giusti di giocata, anche se per me si accentra troppo».

Il Pescara si potrà salvare?

«Lo spero e me lo auguro. Il campionato è ancora lungo e sulla strada si migliora, si impara a giocare e limitare gli errori».

Parliamo di Totti. Per i suoi 40 anni ha ribadito la grande stima nei suoi confronti. L’ha definita “un maestro”.

«È il giocatore più forte che ho avuto. Mi fa piacere che si sia trovato bene con me, perché anch’io mi sono trovato benissimo con lui. Totti ha capacità straordinarie. Il suo futuro lo vedo in campo».

Quando la rivedremo in panchina?

«Non dipende da me, io ho sempre voglia di fare calcio. Ho sempre voglia di allenare, ma non posso scegliere dove andare. Non so se manco al campionato, forse a qualcuno sì, ma a qualche altro no».

Chi vincerà lo scudetto?

«Tutti dicono la Juve, sono d’accordo. Secondo me è la squadra più forte, ma poi nel calcio non è mai scontato che chi ha più soldi vince. Attenzione a Napoli e Roma e, a sorpresa, si potrebbe inserire qualche altra squadra».

Napoli-Roma alle porte: i partenopei senza Milik sono svantaggiati?

«Ho sempre creduto in Gabbiadini e volevo prenderlo già tanti anni fa. È un giocatore importante, che forse non si è inserito al meglio, e spero che abbia la possibilità di giocare con più tranquillità».

Parliamo di golf, lei ha un handicap pari a 12?

«No. Io ero a 13.5 e ora sono sceso a 15.5 perché con l’età si peggiora, si dice. Per me il golf è un diversivo ed è rilassante. Sono una specie di autodidatta, non ho mai preso lezioni da un maestro e in molti mi dicono che gioco più a hockey che a golf».

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