Zeman va all’attacco: «Calcio e farmaci? Non è cambiato nulla»

7 Febbraio 2023

ROMA. Si torna a parlare di doping nel mondo del calcio. Stavolta in un servizio nella puntata in programma stasera de "Le Iene", su Italia 1. Le riflessioni, destinate a fare discutere, stavolta...

ROMA. Si torna a parlare di doping nel mondo del calcio. Stavolta in un servizio nella puntata in programma stasera de "Le Iene", su Italia 1. Le riflessioni, destinate a fare discutere, stavolta sono di Zdenek Zeman, ex allenatore di Foggia, Roma, Lazio e Pescara, che ha parlato del doping in Italia. Nelle ultime settimane, infatti, molti ex giocatori hanno rilasciato dichiarazioni nelle quali hanno espresso le loro paure in merito a determinate sostanze prese ai tempi in cui giocavano. Come Dino Baggio, ex centrocampista della Juve e della nazionale, che, ai microfoni di una trasmissione, ha dichiarato: «Bisognerebbe investigare un po' sulle sostanze prese in quei periodi, bisognerebbe vedere se certi integratori, con il tempo, fanno bene oppure no. Ho paura anche io perché sta succedendo a troppi giocator.»
«È strano», ha detto Zeman alle Iene, «che certi calciatori si spaventino ora e non quando prendevano certe sostanze». «Se posso escludere che i giocatori da me allenati abbiano preso farmaci a mia insaputa? Purtroppo non posso escluderlo perché non si riesce a controllare tutto. Però quando parlavo ai medici, io non davo certe indicazioni». Secondo il boemo non c'è nessun connessione tra il doping e le recenti scomparse di Mihajlovic e Vialli («Le malattie arrivano a tutti»), mentre non ha cambiato idea riguardo alla famosa frase pronunciata qualche anno fa («Il calcio deve uscire dalle farmacie»). «Secondo me non è cambiato niente, purtroppo. Questi ragazzi che ci pensano ora ci potevano pensare 25 anni fa, chiedendo cosa stessero prendendo e perché. Oggi è tardi». E l’ex calciatore di serie A Massimo Brambati, ora procurato, ha rincarato la dose: «Quando giocavo il Micoren era un farmaco che prendevo praticamente tutte le domeniche. Ti aumentava la capacità polmonare. Qualche anno dopo è risultato proibitissimo, doping... Era una pillola che ingoiavo mezz’ora prima della partita, nello spogliatoio, senza nascondermi. C'era differenza tra quando prendevo il Micoren e quando non lo prendevo. Ho spaventato anche mio padre una volta, dopo una partita. Quel giorno marcavo Maradona e dopo il match, quando sono andato al bar a bere una cosa con papà, non riuscivo a tenere in mano la tazza perché mi tremava la mano».