Zeman: vedo il contrario di quello che voglio

29 Ottobre 2017

Il boemo tuona: «Troppo possesso palla, non c’è aggressività in attacco. Siamo lenti e prevedibili nella manovra»

PESCARA. Impalpabile, svuotato, svogliato, irritante. Il Pescara non c’è e dopo 12 giornate l’ alibi della rosa totalmente rifondata non regge più. Bocciato e fischiato, il Delfino non c’è e con lui anche Zeman. Il boemo a fine partita non ha lasciato il campo, subito dopo il triplice fischio, ma ha aspettato la squadra.
Si è preso i fischi e gli insulti dell’Adriatico, che si era svuotato già dopo il secondo gol del Brescia. Momento nero, nerissimo, per il Pescara.
«Facciamo il contrario di quello che voglio», ecco, in questa frase, è racchiuso il problema della squadra e alla lunga questo problema potrebbe pesare tantissimo.
Il Delfino è lontano dall’idea di calcio del boemo, come se la squadre non lo seguisse totalmente. Il Pescara è sembrato spento fin dalle prime battute. Poco ritmo, giocatori fuori ruolo e scelte a dir poco discutibili. «Abbiamo giocato sempre noi, ma non con necessaria aggressività verso la porta avversaria», dice Zeman. «Si prendono gol perché facciamo errori. Troppo possesso palla non va bene. Il 60 per cento è troppo. I nostri avversari con tre palle hanno trovato tre gol. Noi invece ne abbiamo create 5-6, ma non siamo riusciti a sfruttarle». Il Pescara non c’è, non ci sono i movimenti senza palla, non c’è il pressing, non ci sono le verticalizzazioni. La difesa alta zemaniana? Nemmeno l’ombra. Come la cattiveria. Zeman non è riuscito ancora a trovare la sua “formazione tipo”. Tanti, troppi cambi, stanno condizionando la ricerca dell’identità del gruppo. «Io ho individuato i giocatori, ma non mi hanno reso per quello che mi aspettavo», dice il tecnico di Praga, sui quei 13-14 elementi su cui puntare. «Ripeto, che senza ritmo e senza voglia di arrivare nell’area di rigore avversaria, non va bene».
Zeman boccia il Pescara, ma anche alcune sue scelte sono da rivedere. Come l’ingresso in campo di Coulibaly al posto di Palazzi a pochi minuti dalla fine del primo tempo. «Ha sbagliato troppo e tante palle facili che ci hanno creato problemi. Serve più verticalità e velocità».
Squadra anarchica e vuota, ma non per Zeman. «Continuo a dire che la squadra ha giocato al contrario rispetto a quello che dovrebbe fare per andare in porta. Così non va, serve velocità e gioco verticale. Il problema è che commettiamo errori, che oggi (ieri, ndr) ci sono costati tre gol. In fase di costruzione siamo lenti e prevedibili. Nelle prime partite abbiamo fatto meglio, dobbiamo cercare di fare il nostro ed essere più verticali, convinti di fare gol. All'inizio avevamo il migliore attacco, oggi con più attaccanti veri non ci riusciamo, perché il centrocampo aspetta troppo tempo».
La squadra non sembra in grado di mettere in partita quello che fa durante gli allenamenti.
Senza dimenticare l’ attacco, la specialità del boemo, che non gira. «I tre attaccanti poco aggressivi? Loro vanno dentro, come Mancuso, che ha avuto due palle gol e non è riuscito a segnare. Pettinari, però, ora gioca troppo fuori e dovrebbe andare più dentro». I problemi ci sono e bisogna risolverli in fretta prima che la situazioni diventi irreparabile.
Se la ride Pasquale Marino, che da vecchia volpe e tecnico navigato fa i complimenti al Pescara, riportando a Brescia tre punti pesantissimi. «Siamo stati anche un po’ fortunati», dice l’allenatore del Brescia, che ha diretto il Pescara nel campionato 2013-2014, «ma complessivamente abbiamo concesso poco agli avversari. Ci siamo difesi con grande ordine. Devo fare i complimenti ai ragazzi per l’applicazione e per il sacrificio che stanno mostrando. Sulla mia ex squadra? La partita è stata equilibrata fino al secondo gol. Col tempo il Pescara diventerà una delle protagoniste di questo campionato, ne sono certo».
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