Zichella: il Teramo? Una delusione Lega Pro da riformare, così scoppia

TERAMO. Si avvicinano i giorni decisivi per stabilire in che modo concludere la stagione 2019-2020 in serie C. La strada verso una chiusura anticipata, salvo sorprese, sembra ormai tracciata. Il 4...
TERAMO. Si avvicinano i giorni decisivi per stabilire in che modo concludere la stagione 2019-2020 in serie C. La strada verso una chiusura anticipata, salvo sorprese, sembra ormai tracciata. Il 4 maggio, nell'assemblea tra i club e il presidente Ghirelli, dovrà essere accolta la proposta di sospendere definitivamente il campionato e, per l'eventuale ratifica, bisognerà attendere l'ok del consiglio federale. Quest’ultimo è chiamato ad esprimersi anche sull'ipotesi di determinare tramite sorteggio la quarta promozione in B (l'idea, però, non piace alla Figc e il Bari ha inviato una diffida alla Lega Pro) e sulla richiesta di bloccare le retrocessioni in D. A parlare della difficile situazione attuale è Giovanni Zichella, ex allenatore del Teramo, che a causa della pandemia ha dovuto rinunciare ad un'allettante proposta arrivata dal Giappone. Il 55enne tecnico di origini pugliesi, torinese d'adozione, si racconta al Centro.
Mister Zichella, l'emergenza coronavirus le ha fatto perdere un'occasione importante. Di che cosa si trattava?
«A fine febbraio ho ricevuto la chiamata del Kyoto Sanga, club della serie B giapponese. Cercavano un allenatore-istruttore che avesse il compito di salvare la squadra e di valorizzare i giocatori. Era tutto fatto, avevo detto di sì. Contratto da paura, per due anni, e quattro collaboratori pronti a seguirmi in Giappone. Sarei stato trattato come un re».
E invece che cosa è successo?
«Nel frattempo è esplosa la pandemia e mi è venuto il panico. Non me la sono sentita di lasciare la famiglia. La salute viene prima di tutto. La dirigenza del Kyoto Sanga c'è rimasta male. Pazienza. Aspetto un'altra opportunità».
Come trascorre le sue giornate in casa?
«Vivo a Torino e al nord c'è una percezione diversa del coronavirus e della gravità della situazione. Ne approfitto per studiare qualche giocatore e ho rivisto i video delle partite giocate dal mio Teramo».
A proposito, le brucia ancora l'esonero di un anno e mezzo fa dopo appena sei giornate di campionato?
«Sì, c'è stata troppa fretta. La squadra stava ingranando e a Rimini, nella gara che causò il mio esonero, fummo raggiunti sull'1-1 in pieno recupero. Stava nascendo un progetto interessante, improntato sui giovani e sul minutaggio. Peccato. Sono, però, molto legato ai tifosi teramani, con i quali sono rimasto in contatto, e ringrazio l'ex presidente Campitelli per avermi dato quella chance».
Lei volle a Teramo il giovane difensore Alessandro Fiordaliso, di scuola Torino, che adesso gioca in B con il Venezia.
«E pensare che al suo arrivo c'era scetticismo... Fiordaliso è bravo e prevedo un futuro importante per lui. Lo stesso discorso vale per Piacentini, che avevo visto una volta con la Primavera del Sassuolo e mi colpì».
È d'accordo con la richiesta di chiudere, per questa stagione, il campionato di serie C?
«No, ma capisco le esigenze dei presidenti e le paure per le loro aziende. Fermarsi è inevitabile. La pandemia rischia di mandare all'aria la Lega Pro».
Dell'ipotesi di un sorteggio per stabilire la quarta promozione in B che pensa?
«Non sono d'accordo. Deve essere sempre il campo a dare i verdetti. Sarà un rompicapo per la Figc».
Che futuro prevede per la C?
«Nebuloso. La riforma è necessaria, visto che molte società non si iscriveranno al prossimo campionato. Ci sarà un ridimensionamento generale, con tanti giovani in campo. Io ridurrei la Lega Pro a due gironi».
Il Teramo di questa stagione?
«Una delusione. Avevo pronosticato i biancorossi come la squadra da battere, ma il calcio, ancora una volta, ha dimostrato di non essere una scienza esatta».
Gaetano Lombardino
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