È ancora contestazione, ma aumentano le presenze

I tifosi della Nord attaccano Sebastiani. Dagasso realista: «Questa volta contava soltanto vincere»
PESCARA. Effetto Cascione sull’Adriatico-Cornacchia. Beh, insomma, non che sia cambiato molto, il Gattopardo («bisogna che tutto cambi perché tutto resti com’è») è notoriamente lettura più da politici che da allenatori, ma con l’esordio del tecnico, nonché ex capitano biancazzurro, almeno si è fermata l’emorragia di spettatori, in risalita a 3.246 (1.639 abbonati inclusi) dal fondo dei 2.900 della partita con la Carrarese, e soprattutto si è invertito il trend negativo dei risultati. Cosa assai più importante. Il successo striminzito ma prezioso premia anche il ritorno del presidente Daniele Sebastiani (accolto dallo striscione della Nord: “Abbiamo capito, ti sei venduto anche la dignità”) sugli spalti (visto anche l’ex portiere Fiorillo, in un parterre piuttosto scarno). Un ritorno allo stadio baciato dal successo quello del numero uno biancazzurro. Sicché anche l’ormai solito mezzo Aventino (curva Nord vuota per 45’) del tifo organizzato è quasi scemato a rituale poco più che scaramantico. Una contestazione contenuta alle invettive in un ambiente ormai più indifferente che insofferente rispetto alla sorte della gestione societaria. Non che sia bel segno, ma in presenza di qualche altro segnale positivo potrebbe diventare anche una buona base di ripartenza, se a qualcuno mai interessasse ricostruire un ambiente capace di creare ben altre emozioni o suggestioni. Un ambiente ben noto a Matteo Dagasso, da Villa Raspa di Spoltore: «Contava solo il risultato, volevano la vittoria, l'abbiamo cercata con tutte le nostre energie, per noi, per il pubblico, per tutti. Nel primo tempo forse abbiamo fatto un po' meglio, mentre nella ripresa ci siamo abbassati e abbiamo sofferto. Ci serviva la vittoria, l'abbiamo conquistata. Questo contava e questo abbiamo fatto, al resto penseremo dopo». Il poliedrico centrocampista biancazzurro ormai è diventato un girovago del centrocampo, cambiano i mister cambiano gli assetti ma un posto per lui c'è quasi sempre. «Gioco dove mi chiedono di giocare», dice, «cercando di dare sempre il mio meglio. Certo, come temperamento mi diverto più da mezzala, dove posso magari cercare qualche colpo, ma non è certo questo il momento di pensare alle preferenze individuali». Sul piano tecnico la gara non è stata entusiasmante, ma dopo le recenti disavventure era nel conto. «Beh, era difficile pretendere di più. L'abbiamo giocata come l'avevamo preparata», spiega ancora Matteo D'Agasso, «cercando di stare ben compatti, non regalare spazi né occasioni di ripartenze, magari potevano stare un po' più alti nella ripresa, ma alla resa dei conti siamo stati capaci di tenere senza affanni. Ora ci serve continuità". Il resto verrà dopo. Si spera.
Walter Nerone
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