È LA SOLITA B, BISOGNA CRESCERE

ANTONIO DE LEONARDIS. Seguo il campionato di serie B da oltre quarant'anni. Era il '74, la prima volta del Pescara tra i cadetti, con Tom Rosati in panchina e Bruno Nobili che iniziava la sua lunga...
ANTONIO DE LEONARDIS. Seguo il campionato di serie B da oltre quarant'anni. Era il '74, la prima volta del Pescara tra i cadetti, con Tom Rosati in panchina e Bruno Nobili che iniziava la sua lunga avventura in biancazzurro assieme a Zucchini. Matricola con poche chances di salvezza, si diceva alla vigilia, le presunte corazzate dell'epoca erano l'Atalanta, il Brescia, il Genoa, il Palermo che sembravano del tutto fuori posto nella categoria e che, invece, si ritrovarono insieme a leccarsi le ferite, chiudendo tra l'altro solo con qualche punto in più rispetto alla matricola pescarese, felicemente in salvo. La festa a sorpresa invece fu soprattutto del Perugia di Castagner, che era partito senza alcun credito e che invece, partita dopo partita riuscì a trovare credibilità e continuità, fino a dominare la scena contro ogni pronostico. Di campionati così ne ho visti tantissimi e mi sembra che anche quello in corso non sfugga alla consolidata logica di un torneo che, prima di arrivare ai verdetti finali continua a regalare un'altalena di illusioni e delusioni più o meno a tutto le partecipanti. La sorpresa imprevista è sempre dietro l'angolo, l'ultimo turno è stato quasi un festival dell'impensabile e dell'impossibile. Su tutti il clamoroso rovescio del Cagliari, che tutti ci eravamo affrettati a mettere già fuori concorso e imprendibile per la promozione diretta, ha strappato un pari dopo aver sofferto parecchio il lanciatissimo Bari contro il Como fanalino di coda, ha rimediato una batosta il Vicenza a Terni, ancora in bianco Spezia e Livorno nonostante il cambio in panchina, il Pescara che vinceva da due turni, brillando parecchio con l'Avellino, praticamente la palla non l'ha beccata mai contro il Cesena che, nelle precedenti tre partite aveva conquistato appena un punto. Difficile, in sostanza, se non del tutto impossibile dare giudizi definitivi in questo momento della stagione e la cosa vale per tutte le squadre. Certo, però, per quel che riguarda i biancazzurri, è che lascia perplessi il fatto che la loro faccia peggiore continuano a mostrarla proprio nel momento in cui ci si aspetta una conferma alle attese e un salto di qualità. Era già successo ad Ascoli, con venti minuti finali da buttare, di nuovo a Novara, venerdì pure in Romagna. La costante di questi rovesci sembra l'enorme difficoltà che frena la squadra biancazzurra quando, anche per merito dell'avversario d turno, non riesce a mostrare il suo aspetto migliore, ovvero la capacità di far gioco, soffrendo più del dovuto fisicità e aggressività di chi gli sta di fronte. Un Pescara monocorde, in sostanza, tanto bello nelle sue giornate migliori, quanto fragile di fronte alle difficoltà. E' quanto è capitato appunto a Cesena, con l'aggravante dell'ennesimo gol balordo subito per le amnesie di chi deve difendere. Lì dietro serve attenzione, ma pure mestiere, è fuor di dubbio che il forfait di Campagnaro non aiuta a crescere.
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