È un pari che sa di resa: il Pescara non sfonda e vede in faccia la serie C

28 Aprile 2021

Assalto a vuoto: a quattro gare dalla fine resta la matematica a tenere accesa la speranza di poter agganciare la zona play out

PESCARA. È un pareggio che sa di resa. Si spalancano le porte della retrocessione in serie C, pronta a riabbracciare il Pescara a distanza di undici anni. Ormai c’è solo l’aritmetica a tenere accesa la speranza di potersi aggrappare agli spareggi play out; non c’è alcuna logica calcistica che faccia pensare che l’impresa possa riuscire. Sarebbe stato ardua in caso di vittoria nel recupero contro la Virtus Entella, figurarsi con un pareggio che non modifica granché la fisionomia della classifica. La possibilità di approfittare dei passi falsi delle rivali nell’ultimo turno di campionato è andata in frantumi in un pomeriggio senza sole e senza pubblico all’Adriatico-Cornacchia. In pratica, la Virtus Entella - nel recupero della gara rinviata il 17 aprile scorso per il focolaio Covid che si è accesso tra i biancazzurri - si è trascinato il Pescara in C. Quella di Grassadonia era l’unica delle due squadre in campo ad avere interessi di classifica, visto che i liguri sono ormai condannati. Nemmeno la spinta delle motivazioni è servita al Pescara per tornare al successo dopo due pareggi. Sarebbero serviti carattere e personalità, visto che comunque il gioco non l’ha mai avuto. Un tempo regalato, il primo, e un’affannosa ricerca del gol, arrivato quando ormai era giunto il tramonto della gara. Dieci tiri nello specchio della porta dicono le statistiche: tanti per questo Pescara, eppure l’assalto è andato (quasi) a vuoto. Un punto poco cambia, sarebbe servita la vittoria per poi andarsi a giocare gli scontri diretti con Cosenza e Reggiana con il coltello tra i denti. Ma se non si ha la forza di superare un avversario ormai retrocesso come si può pensare di fare bottino pieno contro due formazioni che si giocano la sopravvivenza in serie B? Non c’è anima e non c’è gioco in questo Pescara. Non ci sono dall’inizio della stagione. Non ci è riuscito Oddo, non ce l’ha fatta Breda e non poteva fare il miracolo Grassadonia. Perché la montagna da scalare era troppo alta per tutti e perché la dirigenza non ha tratto le logiche conseguenze della salvezza ai play out della passata stagione. La classifica attuale è figlia delle scelte sbagliate della società e delle contraddizioni che si è trascinata. Una squadra fatta male e rifinita peggio. Pensare di avere una squadra forte nonostante la classifica dica il contrario. Ovunque si chiama presunzione. Il recupero con la Virtus Entella è lo specchio della stagione: il Pescara avrebbe dovuto fare un solo boccone dei liguri, eppure, nonostante la presenza di giocatori esperti, i biancazzurri sono parsi frenati dall’importanza della posta in palio. La rete di Schenetti al 29’ - l’Entella non segnava in trasferta da 450’ - è stata una coltellata al cuore dei tifosi davanti alla televisione. Quel guizzo con cui il 30enne milanese si è preso gioco di Rigoni in area è la fotografia di una squadra fragile e impotente. Reazione pressoché nulla. Non da squadra che si sta giocando la sopravvivenza. E’ servita lavata di testa negli spogliatoi per ridestare il Pescara dal torpore. Subito un’occasione di Odgaard, di testa, sulla quale è intervenuto il portiere Borra. Reazione più che altro nervosa dei biancazzurri. Che hanno incontrato sulla loro strada la buona vena di Daniele Borra, abile sul diagonale di Masciangelo al 12’, e un pizzico di sfortuna, quando al 18’ Vokic ha calciato a botta sicura e Chiosa ha salvato di testa a Borra battuto. La Virtus Entella non è stata a guardare, sfiorando nella ripresa il raddoppio. Pescara all’assalto, ma è andato a sbattere sul muro ligure. E non è il caso di tirare fuori alibi tipo il Covid o la preparazione approssimativa. No, perché il pareggio è arrivato al 90’ con Rigoni che al secondo tentativo è riuscito a superare Borra. Sono mancate le qualità tecniche, il guizzo necessario per vincere qualche uno contro uno al cospetto di una difesa schierata. Una squadra improbabile con il redivivo e deludente Rigoni schierato centrale di centrocampo e con un tridente d’attacco composto da una mezzala d’attacco come Vokic e da un Capone mai convincente dall’inizio della stagione. Per non parlare di Odgaard che continua a litigare con il gol.
Sabato a Cosenza e martedì in casa con la Reggiana gli ultimi appelli prima della trasferta di Cremona e della chiusura della Salernitana: la sensazione è che saranno le ultime quattro tappe di un calvario iniziato ben prima dell’inizio di questa stagione.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA