È guarita dal virus l’ultima ricoverata

Test negativo sulla donna di Alba curata col plasma iperimmune. «È stata dura, ora voglio abbracciare la mia famiglia»
ATRI. Ha lottato due mesi e mezzo per sopravvivere e con lei medici e infermieri dell’ospedale di Atri. Una battaglia dalle alterne vicende, con parecchi momenti in cui la sconfitta sembrava prossima. Ma alla fine la guerra l’ha vinta. È Rosalia Tortora, 68enne di Alba Adriatica, l’ultima degente malata di coronavirus ricoverata nella Asl di Teramo. Fino a ieri, quando è arrivato il primo tampone negativo. Dire che la signora Rosalia è guarita è una parola grossa. Ma certamente ha sconfitto la sua bestia nera, il coronavirus.
E ieri, forse per la prima volta da quel 2 aprile quando ebbe la diagnosi, ha avuto la certezza che riabbraccerà i suoi cari. «E’ stata la cosa più pesante che avrei mai potuto sopportare», racconta dal suo letto nell’ospedale di Atri, «all’inizio non credevo di avere il coronavirus: avevo appena finito a fare la seconda tranche di chemio a marzo e mi sono fatta un’iniezione per i globuli bianchi. Subito dopo ho cominciato ad avere mal di testa e di pancia, diarrea, ma ho pensato fossero effetti della puntura. Sono stata una settimana malissimo e quando ho avuto i mancamenti mio marito ha chiamato il 118». La diagnosi è arrivata al pronto soccorso di Giulianova, da cui è stata poi trasferita ad Atri. Il 2 aprile è iniziata la sua personale salita al Calvario. «Ero debilitata per la mancata assunzione di cibo e acqua. Non ricordo quasi niente: ero stremata e quasi sempre dormivo. Mi hanno raccontato che urlavo perchè mi dava fastidio la maschera della Niv (per la ventilazione non invasiva, ndr) e sono stati tanto premurosi che me ne hanno data una più grande. Sono stata trattata come una regina: i ragazzi, i medici sono stati speciali. Non potendo aprire ai parenti, si sono sostituiti in tutto». Vicini non solo nelle cure, dunque. «Pensavo: non voglio tornare a casa come una disabile, voglio tornarci come ero prima», continua Rosalia Tortora, «il personale mi è stato di grande conforto. A volte ho pensato: “Preferisco andare su una nuvoletta che uscirne male”. Bisognerebbe avere un po' più di fede in tutto, ma quando stai così male è dura. Però ci sono state persone che non mi hanno lasciato cadere. Questo è importante più delle cure: le pastiglie le butti giù senza problema, ma una parola detta al momento giusto ti fa da rete che ti cattura e ti tiene a galla». Ora è nel reparto di Riabilitazione ad Atri: sta facendo fisioterapia perchè dopo più di due mesi a letto non riesce più a camminare e ha ripreso a mangiare.
«Mi hanno curato con terapie innovative, prima con l’ozonoterapia e poi con il plasma iperimmune. Io sapevo cos’era: ne avevo parlato con mia sorella per telefono, commentando le notizie lette sui giornali». Ed è stata quella la svolta, le trasfusioni di plasma di pazienti guariti – fornite dall’ospedale di Pavia che sin da subito ha avviato una sperimentazione – hanno dato alla donna di Alba gli anticorpi per salvarsi. E forse proprio grazie a questo ora la signora Rosalia può immaginare quando tornerà a casa dai familiari: «li immagino tutti ad aspettarmi sotto al portone, anche mia figlia che vive in provincia di Torino, immagino un grande abbraccio. La normalità è sottovalutata, è ma una cosa bellissima: ce se ne accorge quando la si perde».
Ieri ha ricevuto la visita della direttrice sanitaria dell’Asl, Maria Mattucci. «Ho voluto condividere con lei la gioia del test negativo», commenta la dirigente, «nel mio ruolo ho appoggiato il responsabile dell’ospedale Covid, Enrico Marini, in tutte le iniziative per curarla al meglio. Ai pazienti abbiamo assicurato le migliori terapie, dal punto di vista scientifico. E con grande soddisfazione ora, dopo otto tamponi positivi, possiamo dire che il virus è stato sconfitto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

