È guerra per la nomina del presidente

Il 30 in Regione sembrava fatta la scelta di Di Giacinto, ma l’accesso agli atti del concorrente Di Giulio ha bloccato tutto
TERAMO. Uno scontro tutto interno al centrodestra che in queste ore si sta facendo rovente, sul componente della Regione nel Cda dello Zooprofilattico. Una nomina che, nei fatti, decide il presidente. Il 30 dicembre sembrava che i giochi fossero fatti e che la sfida fra i due candidati, l’avvocato atriano Davide Calcedonio Di Giacinto e il veterinario rosetano (e membro del Cda appena decaduto) Pietro Enzo Di Giulio, fosse stata vinta dal primo.
Tanto che il consigliere regionale della lega Tony Di Gianvittorio, molto vicino a Di Giacinto, in un’intervista all’emittente Vera Tv ha dato la nomina per fatta. Non risulta però che alcun passaggio ufficiale in questo senso sia stato fatto. L’iter deve venire attivato dal capogruppo di maggioranza, in questo caso Pietro Quaresimale, che segnala il nome prescelto al presidente del consiglio regionale (Lorenzo Sospiri) che lo sottopone a sua volta al consiglio.
Con ogni probabilità l’iter è stato “congelato” da una richiesta di accesso agli atti presentata da Di Giulio, che proprio il 30 ha chiesto di avere la domanda con i tre allegati, il curriculum di Di Giacinto e i risultati dell’istruttoria. L’obiettivo è verificare la corrispondenza alla realtà di alcuni requisiti attestati nel curriculum.
Poche ore dopo si è mosso anche l’Ordine provinciale dei medici veterinari: il presidente Domenico Santori ha presentato il 31 un quesito alla Federazione nazionale degli ordini dei veterinari. In sostanza Santori ricorda che l’avviso bandito dalla Regione per creare una lista fra cui scegliere nella nomine al Cda stabilisce che i candidati devono avere una laurea magistrale e «comprovata professionalità ed esperienza in materia di sanità pubblica veterinaria e sicurezza degli alimenti». Il presidente osserva che un iscritto, anch’esso candidato (Di Giulio), ha segnalato che nel curriculum di un altro candidato (Di Giacinto) «non sembra evincersi il requisito». E quindi Santori ha coinvolto la federazione degli ordini inviando il quesito, per conoscenza, a Sospiri. Di Giulio non commenta, ma appare evidente che quelli che ha compiuto sarebbero solo i primi passi di una dura battaglia legale in caso la nomina dell’avversario si concretizzi.
Alla nomina nel Cda peraltro è collegato anche un altro risvolto, che riguarda la presidenza dell’ente. Il Cda è composto da tre membri, uno di nomina della Regione Abruzzo, l’altro della Regione Molise (che ha già designato l’avvocato Alfonso Cantone) e il terzo del ministero della Salute. Quest’ultimo potrebbe nominare l’ex presidente dello Zooprofilattico, Manola Di Pasquale, che è in ottimi rapporti con Di Giulio, che è stato nel suo stesso Cda. Un’intesa che garantirebbe la presidenza all’Abruzzo. In caso di nomina di Di Giacinto l’intesa sarebbe tutta da costruire, altrimenti si potrebbe teorizzare un accordo Cantone-Di Pasquale con presidenza al primo. E l’Abruzzo, per la prima volta nella storia dell’istituto, perderebbe la presidenza. Ma questa, allo stato, è fantapolitica.
Sulla vicenda esprime «profondo disappunto» l’onorevole del M5S Valentina Corneli. Dissenso non sulla persona di Di Giacinto, ma su questioni di principio e di merito. «Mi sono già occupata personalmente delle vicende legate all'Istituto», scrive in una nota, «e sono costretta a rilevare ancora una volta la presenza di una palese violazione della normativa secondo la quale tale carica dovrebbe conseguire al possesso di specifici requisiti, assenti nel caso in questione, esattamente come accadde con Manola Di Pasquale, predecessore di Di Giacinto. Tutto ciò, voglio sottolinearlo, deriva infatti dall'inosservanza delle norme definite dalla specifica legge regionale di riordino dell’Ente, la n. 41 del 2014. Siamo quindi di fronte all'ennesimo caso di lottizzazione politica, allora opera di D’Alfonso, oggi dovuto invece alla giunta Marsilio, che ne ha fatto peraltro un marchio di fabbrica di questo primo catastrofico anno di governo. In questo Paese il rispetto delle regole troppo spesso appare quasi come un’utopia, ma il Movimento 5 Stelle non accetterà mai questo malcostume. Noi continueremo a pretendere il rispetto delle leggi, perché la politica, senza un’etica che la guidi e la sorregga, diventa solo mercimonio».
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