«È tutta colpa del liquidatore la chiusura della cabinovia»

TERAMO. «È inutile il tentativo di attribuire all’Asbuc le colpe della revoca della disponibilità dei terreni e della mancata concessione del mutuo». A parlare è Paride Tudisco, presidente dell’ammini...
TERAMO. «È inutile il tentativo di attribuire all’Asbuc le colpe della revoca della disponibilità dei terreni e della mancata concessione del mutuo». A parlare è Paride Tudisco, presidente dell’amministrazione separata dei beni di uso civico di Pietracamela, che vuole fare chiarezza sulla sospensione da parte dell’ente che presiede della concessione dell’uso dei terreni alla Gran Sasso Teramano(Gst), la società pubblico-privata proprietaria degli impianti di Prati di Tivo e di Prato Selva oggi in liquidazione. Azione che ha portato alla chiusura della cabinovia e che è stata considerata dal liquidatore della Gst Gabriele Di Natale «deleteria da un socio qual è l'Asbuc nel momento in cui si sta cercando di salvare la società che ha un milione e 300mila euro di debiti ed è in valutazione un’offerta di acquisto delle quote societarie». Ed è proprio a Di Natale che Tudisco si rivolge così: «Il doveroso provvedimento è stato assunto dopo reiterati tentativi di accordi bonari chiesti dall’Asbuc e ripetutamente ignorati dal liquidatore per ottenere il pagamento di 189mila euro per i canoni non pagati dal 2015 e il non rispetto di talune clausole contrattuali. Di Natale ha ritenuto inutile rispondere ai due tentativi di mediazione e alla richiesta della Regione di sospendere il provvedimento già emesso».
La revoca, secondo Di Natale, ha bloccato l’istruttoria per la concessione alla Gst di un mutuo ventennale, ma Tudisco rigetta ogni responsabilità. «Nulla ha potuto questa amministrazione nei confronti di una società che, oltre a rendersi inadempiente per anni, ha rifiutato ogni forma di accordo riconoscendo "un credito certificato”, ma mai avendo una rassicurazione sulla modalità di pagamento». Tudisco si rivolge anche ai vertici della Provincia. «Il presidente Diego Di Bonaventura ci ha accusati di averli accoltellati alle spalle, ma gli ricordo che l’Asbuc cura gli interessi del territorio e che la Gst non ha rispettato il contratto e non ha voluto concordare un piano di rientro. Il vice presidente Alessandro Recchiuti forse pretendeva che soprassedessimo per sempre nel chiedere il pagamento del credito, ma l’azione di recupero è stata intrapresa nel 2016 e si è concesso alla Gst il tempo di dilazionare bonariamente il debito. La Gst è interessata solo alla vendita dei suoi beni», conclude, Tudisco, «mi preme, però, sottolineare che l’offerta pervenuta non è stata quantificata, i compratori sono anonimi, mentre Di Bonaventura si è mostrato entusiasta alla vendita, entusiasta di liberarsi del problema dei Prati e di Prato Selva».
Adele Di Feliciantonio
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