118, più di 28mila soccorsi in un anno

Il servizio è sempre più un riferimento per i cittadini: gli operatori hanno risposto a 51mila richieste di aiuto
TERAMO. Vedere sfrecciare un’ambulanza a sirene spiegate fa sempre venire un brivido. Dentro c’è qualcuno che soffre, che sta male, spesso in pericolo di vita. E poi ci sono loro, i soccorritori del 118, quelli che intervengono per primi nelle emergenze sanitarie, a qualsiasi ora, in qualsiasi posto.
Ormai sono un punto di riferimento: al numero di emergenza ci si rivolge, in maniera impropria, spesso anche per banali malanni. Ma è nelle emergenze che l’importanza della complessa organizzazione dei soccorsi sanitari appare in tutta la sua chiarezza.
La posta in gioco non è trascurabile: le 64.100 chiamate in cui nel 2017 è stato chiesto un soccorso hanno generato 51.570 eventi, cioè vere e proprie prestazioni (quattromila in più del 2016). Di questi, 28.031 hanno comportato l’impiego di almeno un mezzo di soccorso. Nella maggioranza, cioè 20.339 eventi, il paziente è stato portato in ospedale, il resto è stato trattato sul posto.
«I casi in cui non è stato impiegato il mezzo di soccorso», spiega il direttore del 118, Silvio Santicchia, «sono quelli in cui ad esempio abbiamo inviato l’assistenza domiciliare integrata, oppure la guardia medica, in quanto di notte, nei fine settimana e prefestivi gestiamo il numero di continuità assistenziale, per chiamare la guardia medica. I casi di interventi con mezzo di soccorso, invece, riguardano per la maggioranza patologie traumatiche (5.617). I codici gialli, assegnati a casi gravi, sono stati 17.089, 2.626 i rossi, che implicano compromissioni delle funzioni vitali e in cui intervengono medico e infermiere. La maggioranza degli interventi, peraltro, la effettuiamo nelle case (18.581)». Ma importanti anche i numeri degli interventi in strada (3.254) e in uffici o esercizi pubblici (3.693).
I dati evidenziano che nel 2017 su 19.530 pazienti 8.586 è stato portato all’ospedale di Teramo, con un decremento dell’1,2% rispetto al 2016. «Il paziente viene portato nell’ospedale più vicino adeguato al tipo di cura», spiega Santicchia, «secondo un protocollo aziendale adottato nel 2014, siamo stati i primi in Abruzzo. Per le patologie tempodipendenti (politraumi, infarti e ictus, ndr) trasportiamo tutti a Teramo ospedale in cui ci sono tutte le specialistiche. Per le patologie cardiovascolari abbiamo dei monitor con cui trasmettiamo l’elettrocardiogramma sia alla centrale del 118 che all’Utic, quindi se serve portare il paziente direttamente in emodinamica ce lo portiamo e trova già ad aspettarlo l’equipe. Lo stesso per l’ictus, se serve il neurologo o la radiologia interventistica».
Non sono solo queste le attività che svolge il 118: si va dal trasporto di sangue, farmaci e organi, ai trasporti dei pazienti che si devono sottoporre ai trapianti. Da non dimenticare i trasporti fra i vari ospedali: dal 1° gennaio è stata attivata una centrale dei trasporti programmati che li gestisce per tutta l’azienda, in media sono 5mila all’anno. E poi il 118 si occupa dei piani sanitari per le manifestazioni e alcuni eventi vengono anche seguiti direttamente. Senza contare le simulazioni per le maxi-emergenze, dai terremoti agli incidenti in autostrada.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

