18 giorni per un’analisi del sangue

Madre protesta, la Asl risponde: per alcuni esami ci vuole tempo
ATRI. E’ arrabbiata, E.A., che sabato è andata all’ospedale di Atri per far fare alcune analisi a suo figlio di 4 anni e fra queste una per sapere se avesse la varicella. La signora ha pagato il ticket, 47,35 euro, ma dalla ricevuta ha scoperto che la riconsegna del referto di quell’analisi tanto le interessava è prevista per il 30 maggio. «Naturalmente quest'ultimo particolare davvero secondario», racconta E.A., « mi è stato comunicato solo dopo che avevo pagato e dunque impedendomi di poter scegliere scientemente. Alle mie ovvie rimostranze mi è stato riferito che l'unico medico abilitato a fare gli esami è in ferie fino al 29 maggio». La mamma osserva che un ospedale per cui si parla di chiusura «dovrebbe fare di tutto per far ricredere la sua utenza e i suoi dirigenti». La donna osserva che è assurdo che l’assenza di un medico blocchi l’esecuzione di un’analisi. Il risultato è che avendo un’altra bambina di tre mesi, il figlio che ha una sospetta varicella è dovuto restare con i nonni a Silvi per evitare di contagiare, eventualmente, la sorellina rimasta a Pedaso dove vivono i genitori. «Purtroppo queste sono le realtà che ci meritiamo. Spero tanto che l'ospedale di Atri chiuda al più presto e che il personale impiegato non trovi altra occupazione diversa dal pascolare le pecore (almeno quello più nullafacente) così da evitare di trovarmi nuovamente nella condizione che per un mero calcolo di distanza da Silvi, ove mi trovavo, possa di nuovo incorrere in questo paradosso della sanità pubblica, fatta di gente brava a protestare per difendere i propri interessi e assolutamente inefficace a rispondere ai bisogni della comunità che la sostiene con le proprie tasse», conclude E.A.
A rispondere è Franco Di Gaetano, direttore dei laboratori analisi della Asl: «La data in cui ritirare la risposta viene indicata dal computer e stampata sulla ricevuta, non viene detta prima se l’interlocutore non lo chiede. La signora avrebbe potuto comunque chiedere un rimborso. Inoltre sulla ricetta non c’era la dicitura “urgente”. La data del 30 maggio è comunque indicativa: analisi poco frequenti come quella richiesta vengono fatte a determinate cadenze. Ci sono in sostanza analisi più indaginose, che richiedono più tempo e procedure diverse». Di Gaetano scarta l’ipotesi che il ritardo sia determinato dalle ferie di un medico. (a.f.)

