A 87 anni vince la battaglia con l’Inps sui contributi

L’istituto chiedeva il versamento di vecchie somme Dopo due sentenze di annullamento l’istituto rinuncia
TERAMO. Ci sono volute due sentenze del tribunale, un nuovo ricorso al giudice e soprattutto la certezza mai venuta meno di vivere in uno Stato di diritto che un 87enne commerciante teramano non ha mai perso. Nel mezzo anni di battaglia per vedersi annullato un presunto debito con l’Inps che, nei fatti, non ha mai avuto. Fino a lunedì quando, davanti al giudice onorario di tribunale Massimo Biscardi, a cui l’anziano aveva fatto ricorso, l’Inps ha rinunciato al credito nell’atto di costituzione.
La storia inizia nel 2012 quando l’uomo si vede arrivare dall’Inps la richiesta di pagamento di 7mila euro per presunti contributi non versanti all’epoca in cui gestiva la sua attività. L'uomo si oppone alla richiesta dell'Istituto di previdenza e fa ricorso al tribunale del lavoro assistito dall’avvocato Rossella Licursi. Nell'aprile del 2015 il giudice Giuseppe Marcheggiani accoglie il ricorso e dichiara illegittima la richiesta dell'Inps e inesistente il credito vantato nei confronti del negoziante. Tutto sembra finito, ma così non è. Qualche mese dopo, infatti, l'anziano si vede arrivare una cartella con cui l’allora l'Equitalia chiede il pagamento di quei soldi all'Inps con tutte le rivalutazioni. Come se, nel frattempo, non ci fosse stata nessuna sentenza di annullamento. A questo punto il legale dell'uomo impugna l'ingiunzione esattoriale. Anche la nuova sentenza dà ragione al commerciante. Scrive il giudice Daniela Matalucci nella sentenza: «L'intimazione è evidentemente fondata su un titolo inesistente al tempo della sua notifica, con la conseguenza che certamente lo stesso deve essere annullato. L’intimazione di pagamento impugnato costituisce atto posto in essere proprio da Equitalia, e dunque allo stesso imputabile, con la conseguenza che le contestazioni afferenti la sua legittimità non possono che essere formulate nei suoi confronti». Due sentenze, dunque, che sanciscono lo stesso risultato. L’anziano commerciante è convinto che tutto sia finito visto che ben due giudici hanno stabilito che lui non ha nessun debito. Ma non è così. Nel mese di febbraio l’Inps torna a chiedere il pagamento di quei presunti contributi non pagati che però sono stati annullati dalla prima sentenza del 2015. All’anziano non resta altro che impugnare il provvedimento e rivolgersi nuovamente a un giudice per chiedere ancora l’annullamento. Lunedì, nel corso della prima udienza, la comunicazione dell’Inps di rinunciare al credito. A 87 anni il commerciante ha vinto la sua battaglia.
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