A casa dopo tre mesi in ospedale Palloncini e applausi per salutarlo

La storia di un meccanico 53enne di Castelli guarito dal virus e accolto con la festa di vicini e Comune «I primi trenta giorni ho visto la morte in faccia, ora dico a tutti di stare attenti perché il rischio è alto»
CASTELLI. È tornato a casa dopo più di tre mesi di ricovero in ospedale per il Covid, acclamato come un vincitore che taglia il traguardo di una corsa, tra persone alla finestra e ai bordi della strada, cartelloni di bentornato sul portone, palloncini colorati e applausi.
E vincitore Mario Leonetti, 53 anni di contrada Mortaio di Castelli, lo è davvero dopo aver sconfitto il virus che lo ha colpito nello scorso autunno provocandogli tutta una serie di complicazioni.
All’improvviso la vita di Mario che lavora come meccanico si è fermata. Il 28 ottobre è stato ricoverato nel reparto Covid dell’ospedale Mazzini di Teramo, successivamente è stato trasferito nel reparto di medicina interna e infine in quello di riabilitazione del “San Liberatore” di Atri dal quale è stato dimesso lunedì scorso. «Il virus mi ha travolto e stravolto la vita», racconta, « il primo mese e mezzo ho visto la morte in faccia: ero attaccato al ventilatore meccanico e sono stato davvero male. Non potevo parlare al telefono con i miei cari, solo qualche messaggio WhatsApp e la grande voglia di riabbracciarli mi ha dato la forza di andare avanti». Nel suo letto di ospedale Mario è stato cosciente e ha avuto sempre la percezione della propria situazione e di quella di chi ha condiviso la stanza con lui. «C’era sofferenza ovunque», continua, «ho visto tante persone farcela ma anche tante, purtroppo, morire e quei momenti non li dimenticherò mai».
Passata la fase critica ha potuto riprendere le comunicazioni con la moglie, i due figli e la mamma di 92 anni. «Dopo un mese e mezzo abbiamo risentito la sua voce ed è stata un'emozione indescrivibile», dice la moglie Pina, «sono stati giorni duri, trascorsi aspettando le notizie dei medici. Nelle nostre vite ha regnato il buio e solamente ora che è a casa stiamo rivedendo un po’ di luce». Una famiglia che ha tramutato il dolore e la forte preoccupazione in coraggio e che, ogni giorno, ha fatto arrivare al congiunto la sua vicinanza, l’amore e la forza per non mollare. «Aspettavo con trepidazione la chiamata della sera che mi ridava serenità», confida Mario, «sono stati unici, mi hanno reso partecipe della loro quotidianità e questa cosa mi ha riportato, seppur per attimi, a una parvenza di normalità. E quanto amore mi hanno dimostrato. Senza di loro non ce l’avrei mai fatta». La sorpresa che gli hanno preparato i compaesani e l’amministrazione comunale con il sindaco Rinaldo Seca lo ha riempito di gioia. «Non mi aspettavo una simile accoglienza e mi sono commosso nel vedere, al mio passaggio, quel viale colorato di palloncini, tutte quelle mani che mi salutavano e mi applaudivano, le parole di affetto sugli striscioni, e la presenza dell'amministrazione» dice ancora. Ma l’emozione lascia lo spazio alla consapevolezza. Mario si sente di lanciare un messaggio importante: «Voglio dire a tutti che il Covid 19 esiste, può fare davvero male ed è dura superarlo. Chi lo nega è perché non l’ha provato e non sa cosa significa vedere la propria vita appesa a un filo. Raccomando a tutti di stare attenti e di non sottovalutarlo».
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