A Montorio al Vomano torna la falce e martello: un murales sul luogo contestato

Gli autori, ignoti, sono entrati in azione nella notte. Hanno colorato il muro dove era posizionato il manufatto. Il sindaco Altitonante: «È un atto vandalico». Ma Acerbo (Rifondazione Comunista) ringrazia
MONTORIO AL VOMANO. A Montorio al Vomano ricompare la falce e il martello, detta nel dialetto locale “Lu faggiaun”, a dominare il lungofiume Vomano. Non il manufatto ormai arrugginito e secondo il Comune “abusivo”, però, che era stato fatto rimuovere dopo Ferragosto dall’amministrazione del sindaco Fabio Altitonante per motivi di sicurezza a garanzia della pubblica incolumità, ma un murale in vernice rosso vermiglio che ricalca perfettamente i contorni dell’ombra dell’opera artigianale rimasta sul muro di contenimento. Gli autori, ignoti, si sono mossi nella notte tra mercoledì e ieri, nel silenzio del lungofiume, per imbrattare il muro di proprietà comunale e un muro di un’abitazione privata dove sono state scritte le indicazioni per raggiungere la falce e il martello con un disegno del simbolo e frasi come «segui la freccia» e «scatta self».
Un risveglio movimentato per la cittadina, con il simbolo ricalcato in vernice visibile da vari punti che ha rinvigorito l’acceso dibattito che tiene banco da giorni sulla decisione della rimozione de “Lu faggiaun”. L’opera fu realizzata nel 1948 dai fabbri montoriesi Bruno e Lenin Di Donatantonio alla vigilia della campagna elettorale che vide unirsi comunisti e socialisti. Da quando il manufatto è stato posizionato sul muro – verso il 1950 – ha assunto in paese per molti il simbolo dell’antifascismo montoriese e delle lotte sindacali del Vomano degli anni ’50. Un dibattito a tinte politiche che vede contrapporsi chi reclama «un pezzo della storia montoriese» e chiede, come l'Anpi Montorio e la sezione locale del Partito Democratico, la custodia del manufatto, e chi appoggia il sindaco ritenendo «la memoria qualcosa non è legata a un manufatto arrugginito e per anni nascosto dalla vegetazione».
Altitonante è subito intervenuto sull'accaduto definendo «l’imbrattare un muro storico un vero e proprio atto vandalico e che non rispetta la storia di Montorio, il suo patrimonio e il lavoro che stiamo facendo per recuperarlo e valorizzarlo. È paradossale», ha aggiunto, «che si accusi l’amministrazione di voler cancellare la memoria storica e poi che qualcuno pensi di poterla “preservare” imbrattando un bene pubblico: la storia si conserva, si studia e si racconta, non si riscrive sui muri con la vernice». E ha detto ancora: «Sia chiaro, la nostra posizione non cambia: continueremo a occuparci della sicurezza, della tutela del patrimonio e del rispetto delle regole, senza guerre ideologiche, chi ha commesso questo gesto invece ha arrecato un danno concreto a un bene storico di tutta la comunità».
Nel frattempo la riproposizione de “lu faggiaun” in vernice ha iniziato a circolare sui social network. Il gruppo Campetto occupato, che ha organizzato per domenica alle 18 nei giardinetti della fontana dei pesci l’assemblea pubblica “Giù le mani dalla nostra storia” con la Casa del popolo e altri gruppi e associazioni, ha scritto: «Nella notte è ricomparsa, dove l’amministrazione l’aveva tolta, la grande falce e martello. Non il manufatto, ancora ostaggio dell’amministrazione, ma una ben visibile rosso, in vernice. Non sappiamo chi è stato, né ci interessa saperlo, ma sappiamo che tutto ciò che ci tolgono dobbiamo riprendercelo in ogni modo!».
A commentare, in maniera positiva, la “nuova” falce e martello di Montorio al Vomano anche il segretario nazionale di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo. «Ringrazio chi ha ridipinto con la vernice rossa la falce e martello rimossa e distrutta per volontà del sindaco di destra Altitonante», ha detto Acerbo. «Questo atto di giustizia poetica è una risposta a chi manca di rispetto per la storia e la memoria di chi ha costruito la democrazia e lo stato sociale nel nostro paese lasciato in macerie dalla dittatura fascista». Quindi il segretario di Rifondazione conclude: «Gli ideali e le aspirazioni di libertà solidale, rivolta contro l'ingiustizia, riscatto sociale che animavano i lavoratori che si riconoscevano in quel simbolo oggi più che mai sono attuali».
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