A processo la banda delle false identità

10 Febbraio 2018

Rinviati a giudizio in 16 tra cui un avvocato. Il pm: «Fabbricavano documenti finti e usavano timbri contraffatti»

TERAMO. Per anni si sono mossi con così tanta scaltrezza da fare invidia anche a “Chinotto” e Gerardo, indimenticati personaggi creati da Dino Risi nel film “Il Mattatore” pronti collezionare truffe con false identità. Erano gli anni sessanta e Peppino De Filippo e Vittorio Gassman raccontavano al cinema l’Italia dei raggiri e delle frodi. Poi è arrivato internet e tutto è diventato più facile. Ma anche nell’era dell’on-line i vecchi sistemi sopravvivono. Come quelli messi in piedi dalle 16 persone teramane e non solo, tra cui anche un avvocato, a cui la Procura contesta di aver creato false identità per mettere a segno truffe in tutta Italia ai danni del sistema sanitario nazionale, di finanziarie, Enel e Telecom e che ieri pomeriggio sono state rinviate a giudizio dal gup Mauro Pacifico . Un’associazione a delinquere, ipotizza il pm Luca Sciarretta in una corposa richiesta di rinvio a giudizio, in cui il gruppo (ognuno con un preciso compito) dal 2009 al 2014 avrebbe creato una trentina di false identità con finti documenti. Tutti fabbricati con timbri e sigilli di uffici pubblici contraffatti. Scrive il pm nella richiesta: «Promuovevano, costituivano e organizzavano un’associazione a delinquere operante per anni nel territorio di Roseto, Alba, Giulianova, Teramo, finalizzata prevalentemente alla commissione di una serie indeterminata di delitti contro il patrimonio, in particolare truffe alle Asl, all’Enel, alla Telecom, a vari istituti di credito e società finanziarie, e di delitti contro la fede pubblica quali la fabbricazione di documenti d’identità falsi, la contraffazione di timbri e sigilli di uffici pubblici, numerose false attestazioni a pubblici ufficiali, sostituzione di persona». Il modus operandi era questo: per prima cosa il gruppo fabbricava una carta d’identità falsa e con questa otteneva tessere sanitarie e codici fiscali. Con le prime che servivano per ottenere servizi erogati dal sistema sanitario nazionale: dall’iscrizione nelle liste dei medici di base a farmaci. Ma non solo. Con i documenti falsi hanno comprato auto (mai pagate), avuto prestiti da finanziarie (mai onorati), contratti telefonici con promozioni e forniture di energia elettrica (tutto gratis). Sempre a nome di persone esistenti solo su documenti finti e a cui un volto veniva assegnato scaricando foto da internet. Casuale, così come succede spesso, la scoperta della banda. Le indagini, infatti, sono partite dall’esito di un controllo stradale: nella macchina di alcuni componenti sono stati trovati dei documenti falsi e così sono scattati i primi accertamenti.
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