A processo per 53 furti d’auto: assolta la banda di Cerignola

28 Gennaio 2023

In cinque erano accusati di associazione a delinquere, colpi messi a segno non solo nel Teramano Secondo la Procura agivano con il trucco della centralina. I giudici: «Non hanno commesso il fatto»

TERAMO. Le motivazioni, come in ogni sentenza, diranno il perché. Per ora c'è un dispositivo a mettere nero su bianco una sentenza di assoluzione. Con una certezza di fondo: per il tribunale di primo grado non sono state provate le accuse mosse dalla Procura (il pm Davide Rosati aveva chiesto condanne complessive a vent’anni) ai cinque accusati di essere ladri professionisti in trasferta con a carico 53 furti di macchine messi a segno con il trucco delle centraline.
Si è concluso con l’assoluzione il processo alla presunta banda dei ladri di macchine provenienti da Cerignola che nel 2020 aveva fatto scattare gli arresti domiciliari per sette persone con la pesante accusa di associazione a delinquere finalizzata al furto e alla ricettazione. Tutti sono andati a processo scegliendo riti diversi. I cinque che sono stati giudicati con il rito ordinario sono stati assolti: l’associazione è caduta con la motivazione del fatto non sussiste, mentre i furti per non aver commesso il fatto.
Così ha deciso il tribunale collegiale presieduto da Flavio Conciatori, a latere Francesco Ferretti e Mariangela Mastro al termine di una lunga istruttoria nel corso della quale sono stati sentiti svariati testi. Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra novanta giorni. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Adriano Di Battista, Gerardo Matera e Giancarlo Frino. Gli assolti sono Donato Lizzi, Emanuele Tricarico, Pietro Lospinoso, Riccardo Lucafò e Giovanni Giannatempo.
Secondo la ricostruzione fatta in aula dalla Pubblica accusa sulla base delle indagini (delegate all’epoca ai carabinieri) tra il 2018 e il 2019 la banda avrebbe organizzati 80 furti di macchina tra Abruzzo e Marche per un valore di un milione di euro. Di questi 53, soprattutto furti di Range Rover e Golf, sono stati i colpi nel Teramano contestati nel capo d’imputazione. Secondo l’accusa (evidentemente ritenuta non provata dai giudici che hanno pronunciato la sentenza di assoluzione) i ladri agivano con il trucco della finta centralina elettronica: successivamente le auto rubate arrivavano a Cerignola dove venivano portate e montante in una officina i cui proprietari (padre e figlio) all’epoca furono indagati. A capo del sodalizio, sempre secondo l’accusa, ci sarebbe stato un uomo residente a Cerignola che avrebbe partecipato attivamente a tutte le fasi delle attività reclutando e fidelizzando i gregari, pagandone il compenso e provvedendo alla consegna del mezzo asportato ai diversi ricettatori. Sempre per l’accusa il gruppo non avrebbe avuto contatti con basisti locali ma una perfetta conoscenza delle aree da colpire, prediligendo la dorsale Adriatica soprattutto per garantirsi un veloce rientro sia attraverso l’A14 sia attraverso la statale 16.
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