A processo per maltrattamenti, assolto

20 Marzo 2020

Fatto non sussiste per un 50enne teramano. Il giudice: «Non è stata dimostrata la reiterazione»

TERAMO. Era finito a processo con le pesanti accuse di maltrattamento e lesioni alla convivente che lo aveva denunciato, ma al termine del processo (chiuso prima del blocco delle udienze per l’emergenza coronavirus) è stato assolto perchè il fatto non sussiste. Così come più volte stabilito dalla Cassazione, anche a sezioni unite, nella contestazione del reato di maltrattamenti deve essere dimostrata la reiterazione. Cosa che in questo caso, ha sentenziato in primo grado il giudice monocratico Flavio Conciatori, non è stata dimostrata. «Dopo la sua denuncia la convivenza con l’imputato è tornata tranquilla», si legge nelle motivazioni della sentenza, «e non si sono più verificati episodi aggressivi. Non appare dimostrata la reiterazione delle condotte di maltrattamento richiesta dalla fattispecie astratta». E ancora: «In verità le lesioni subite dalla persona offesa, sulle quali la descrizione della stessa è stata tutt’altro che dettagliata, inducono a ritenere si sia trattato di discussioni di coppia». Va precisato che l’uomo, un cinquantenne teramano difeso dall’avvocato Daniele Di Furia, per il reato di maltrattamenti è stato assolto perchè il fatto non sussiste mentre per lesioni per difetto di querela.
I fatti per cui l’uomo era finito a processo risalgono al 2018. Secondo la denuncia della donna, che nel corso della sua audizione in aula aveva rivelato di essere tornata a convivere con l’ex e di averlo trovato cambiato positivamente, in alcune occasioni l’avrebbe presa a calci e pugni anche in presenza del figlio minore avuto da una precedente relazione. In un episodio citato nel capo d’imputazione, dopo averla colpita con un pugno facendola cadere a terra, le avrebbe urlato: «Ti mando al camposanto, ti ammazzo».(d.p.)
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