A processo per maltrattamenti I familiari lo scagionano in aula
Un 45enne di Nereto è in carcere da luglio con l’accusa di aver picchiato genitori e compagna La donna: «Mi ha massacrato, ma non è cattivo ed è colpa dell’alcol. Ritiro la querela»
TERAMO. Le vite degli altri che si incrociano nei tribunali raccontano che in un’aula di giustizia tutto diventa più complicato. La cronaca snocciolata da numeri e statistiche ha il volto di mamme, papà, compagne e mogli pronte a scagionare uomini e figli violenti. A dire: «Lo ha fatto, ma non voleva».
Succede. Non sempre, ma sicuramente con una frequenza notevole negli anni di femminicidi senza fine e norme di più immediata applicazione come quella recentissima del Codice Rosso. Succede come è avvenuto ieri nell’aula di tribunale in cui un 45enne, detenuto in carcere da quattro mesi, è accusato di maltrattamenti e lesioni nei confronti degli anziani genitori e della compagna all’epoca dei fatti residenti a Nereto. Per l’accusa picchiava quando era ubriaco, lo avrebbe fatto anche usando le stampelle del padre.
Racconta tra le lacrime la compagna: «Mi ha massacrato, ma non è cattivo e io gli voglio bene. Sotto l’effetto dell’alcol si trasforma e fa in questo modo, ma è una persona buona. Io con lui stavo bene, stavo molto bene. Non volevo si arrivasse a questo, il suo arresto mi ha distrutto e voglio ritirare la querela». Racconta di quella che volta che gli anziani genitori di lui (vivevano nella stessa casa) hanno cercato di difenderla dalla botte: «Sono anziani ma quando lui in una occasione mi ha picchiata loro hanno cercato di difendermi». A raccontare il prima ci sono le denunce presentate ai carabinieri: quella della donna, quella del padre con le parole della madre che in aula, però, dice «No, mio figlio non mi ha mai toccata con un dito. Litigava solo con la compagna». A raccontare il dopo davanti al giudice monocratico Lorenzo Prudenzano testimonianze difficili, come quelle dei due anziani genitori con il papà che riesce a dire solo: «Voglio ritirare la denuncia». Nessuno si è costituito parte civile.
L’imputato, assistito dagli avvocati Florindo Tribotti e Massimo Ambrosii, è in carcere da luglio in applicazione di una misura cautelare e imputato a seguito di un giudizio immediato. Per lui ieri i legali hanno chiesto i domiciliari in una casa diversa da quella dei familiari con la richiesta di inserimento in un programma terapeutico di disintossicazione da sostanze alcoliche. Deciderà il tribunale. Intanto una nuova udienza, probabilmente l’ultima, è stata fissata per il 4 novembre. In quell’occasione lui si sottoporrà all’esame, il che significa che risponderà alle domande del giudice.
Ieri il lungo abbraccio con i genitori a raccontare, ancora una volta, come in un’aula di tribunale tutto sia più difficile.
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