A rischio 250 posti nel settore moda

22 Maggio 2018

A settembre scadono gli ammortizzatori sociali, più corti col jobs act. Dozzi: qui la ripresa non c’è e ora nemmeno i sostegni

TERAMO. Sono circa 250 i lavoratori nel settore moda che potrebbero perdere il lavoro entro settembre. E’ l’effetto indiretto del jobs act che ha radicalmente riformato gli ammortizzatori sociali per cui, fra l’altro, la cassa integrazione può arrivare a un massimo di 24 mesi nel quinquennio mentre la solidarietà a 36 mesi. E adesso, a tre anni dall’entrata in vigore della riforma del diritto del lavoro, a settembre scadranno gli ammortizzatori sociali. «E' un problema serio», esordisce Giampiero Dozzi, segretario provinciale della Filctem Cgil, «guardando le diverse situazioni in provincia, c’è una platea che oscilla fra i 200 e i 250 lavoratori che potrebbero essere licenziati, in 8-9 aziende, perché coinvolti in crisi legate al termine degli ammortizzatori sociali». Prima del jobs act il contratto di solidarietà arrivava fino a 48 mesi nel quinquennio e si poteva proseguire anche dopo. La cassa integrazione a 36 mesi.
«Non solo», aggiunge Dozzi, «la cassa integrazione per procedura fallimentare non esiste più, né quella per cessazione di attività, ad esempio. L’effetto di tutto ciò, sul nostro territorio l’abbiamo visto con la chiusura dell’Itv di Cellino: non è stato possibile attivare la cassa integrazione per cessazione di attività e i lavoratori sono usciti senza nessun tipo di sostegno. Non c'è stato modo di attivare uno strumento che in altri casi ha permesso di verificare se era possibile una ristrutturazione o l'ingresso di altre compagini in modo da evitare la chiusura dell’azienda».
Il sindacalista segnala l’avvicinarsi di una vera e propria emorragia di posti di lavoro in provincia nel settore abbigliamento. «Va ridiscussa la situazione degli ammortizzatori sociali, che consentono solo nell'area di crisi complessa Val Vibrata-Tronto di avere un anno in più. La ripresa economica nel Centro Sud è lontana: c'è solo in tre regioni del Nord e non è nemmeno forte. Ma qui non c'è e nel momento in cui non riusciamo a intravedere quale può essere un riposizionamento della nostra provincia, rischiamo di perdere altri posti di lavoro nell’abbigliamento. Nel settore pelletteria c'è finalmente la decisione di mettersi insieme, di creare consorzi. E anche in altri settori andrebbe fatto. Certamente l'ammortizzatore da solo non basta, ma le aziende non possono lasciate sole a mantenere i livelli occupazionali. Nel settore moda si deve fare una verifica complessiva di quello che è rimasto, quali aziende sono riuscite a sopravvivere. A me risulta che il mercato si è ridotto, si sta aspettando che ci sia un ritorno dei volumi produttivi attraverso le esportazioni. Ma il mercato interno non tira».
©RIPRODUZIONE RISERVATA