A rischio altri 100 posti di lavoro «Ci vuole una strategia comune»

10 Ottobre 2018

Allarme della Cisl: sta entrando in affanno anche il settore metalmeccanico che finora era immune Chiude la Lavaal di Mosciano, esuberi alla Futurtec di Corropoli e alla Selta di Tortoreto

TERAMO. Un centinaio di posti di lavoro persi nei prossimi giorni in provincia di Teramo. La Cisl lancia l’allarme: stanno aumentando le crisi aziendali a livello locale anche in un settore che finora sembrava quasi immune dalla crisi, il metalmeccanico.
È in questo settore infatti che si verificherà da qui a poco l’emorragia di posti di lavoro. La Lavaal di Mosciano, che produce maniglie, ha annunciato la chiusura e quindi i 53 dipendenti perderanno il posto. La Futurtec di Corropoli che produce circuiti stampati ha dichiarato 20 esuberi su 60 dipendenti e la Selta che produce apparati per telecomunicazioni a Tortoreto altri 20, su 90 dipendenti.
«Siamo molto preoccupati», esordisce il segretario provinciale della Cisl, Fabio Benintendi, «siamo in un territorio – e quanto accaduto con la chiusura dell’Ipersimply lo dimostra – che riesce a fare sistema solo quando ormai la crisi è scoppiata. Per questo è fondamentale pensare a una strategia condivisa ora, al di là del clima da perenne campagna elettorale in cui viviamo e che certamente non favorisce il dialogo. La logica dell’ordine sparso deve finire».
Insomma, unire le forze prima che la situazione diventi ingovernabile. E questo non solo nell’industria, ma il segretario della Cisl cita anche la lentezza nella ricostruzione post sisma o il turismo che nei fatti vede arrivi quattro mesi all’anno. «Vogliamo capire chi ha realmente a cuore la nostra provincia», incalza Benintendi, «è necessario un cambio di passo. Non c’è interlocuzione a nessun livello nè con le istituzioni nè con le parti datoriali».
A scendere nel dettaglio è il segretario della Fim Cisl, Marco Boccanera. «Confindustria è assente, non sprona le aziende a fare formazione e innovazione. A parte qualche funzionario, ormai è immobile», osserva, «un altro problema, di tutt’altro genere, riguarda il tavolo delle relazioni industriali in Provincia. Lo vogliono infatti spostare in Regione, perchè dicono che i settori corrispondenti nelle altre Province non funzionano. Si fa il ragionamento al contrario: invece di far funzionare gli altri, si vuol trasferire il nostro. Sarebbe una iattura: per esempio dal servizio relazioni industriali della Provincia è partito il piano di salvataggio dell’Atr».
E con i tempi di crisi che corrono non si può perdere un’ulteriore arma. «Le aziende metalmeccaniche sono importantissime in provincia di Teramo, nel settore ci sono duemila posti di lavoro, che potrebbero aumentare invece di diminuire. Però dobbiamo registrare la chiusura della Lavaal, per cui non sappiamo nemmeno se si potrà applicare la Cig per cessazione di attività in quanto pare ci debba essere un imprenditore che investe. La Futurtec invece sarà riassorbita dalla Elman: ormai la produzione di circuiti stampati per l’illuminazione delle gallerie non va più e l’azienda ha tardato troppo a investire nell’industria 4.0. Si tenterà di impiegare le competenze nell’automotive. Sono in corso trattative al tavolo provinciale per ridurre gli esuberi. La Selta invece subisce la concorrenza di grandi colossi, finora ha retto ma adesso è in forte crisi finanziaria, per cui ha dovuto far ricorso alla Cigs per crisi», sottolinea il sindacalista.
Ma a parte questi tre fronti ce n’è un altro che causerà un’emorragia forse ancora maggiore in termini di posti di lavoro. «Stiamo assistendo ai primi effetti del decreto dignità», spiega Boccanera, «ci preoccupa anche l’estensione dei suoi effetti al lavoro somministrato. Molti lavoratori saranno rimandati a casa. Un esempio è quanto si profila al gruppo Glm di Castelnuovo, che ha 540 dipendenti e 100 interinali: si prevede che 40 non saranno rinnovati per le storture del decreto dignità. Noi tenteremo dove possiamo di ovviare con accordi in deroga, come abbiamo fatto alla Sideralba di Villa Vomano in cui una decina di contratti a tempo determinato sono stati prolungati di un anno».
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