A San Pietro gli antichi mestieri di sediari e carbonari

10 Dicembre 2021

ISOLA DEL GRAN SASSO. Arche, sedie, oggetti di un tempo e un'antica bottega di un sediaro e arcaro ristrutturata e aperta al pubblico: sono stati i protagonisti della "Bottega di Natale" organizzata...

ISOLA DEL GRAN SASSO. Arche, sedie, oggetti di un tempo e un'antica bottega di un sediaro e arcaro ristrutturata e aperta al pubblico: sono stati i protagonisti della "Bottega di Natale" organizzata a San Pietro di Isola dall'associazione "Taruss" nell'ambito del progetto che mira a riscoprire gli antichi mestieri che un tempo costituivano le attività predominanti l’economia locale.
San Pietro è, infatti, terra di arcari, sediari e carbonari e a ricordarlo è una targa nella piazzetta che racconta, insieme a un murales e tredici scritte sui muri delle abitazioni, la storia e le tradizioni di un passato dal quale si vuole ripartire. Le sedie e le arche del posto erano note e sono ancora ricercate per la tecnica di realizzazione “a incasso” e per le decorazioni con il compasso.
L'ultimo sediaro e arcaro è stato Antonio Di Colantonio e un luogo magico è la sua bottega che conserva gli strumenti e ha mantenuto l'atmosfera di quando da ogni parte dell'Abruzzo ci si recava nella frazione per acquistare i pregiati pezzi di artigianato o ci si trasferiva per imparare queste arti. «Che i due mestieri erano tipici del posto vi è testimonianza anche in due documenti storici», spiega Fabrizio Sfrattoni, presidente “Tarùss “, «uno del 1849 indirizzato all’Intendente di Teramo dall’arcaro originario dell’Aquila, ma dimorante a San Pietro Gaetano Ranalli e l’altro redatto dal Comune di Isola nel 1850 riferito al decesso di Ferdinando Gizzi di professione arcaro, anch’egli aquilano. Storie di migrazione che portavano qui gli artigiani attratti dalla possibilità di poter esercitare, data la disponibilità di legname e una tradizione consolidata, l’attività di arcari. Stiamo riscoprendo questa tradizione tanto che alcuni ragazzi hanno realizzato delle arche che abbiamo esposto, mentre per le sedie stiamo facendo le ricerche per la tecnica della tessitura a vella». Rinaldo Sfrattoni è stato, invece, l’ultimo carbonaro e ogni anno "Tarùss" rinnova la cotta e l’escursione sulla “via del carbone”. Decine e decine erano i carbonai che fino agli anni ’50 preparavano le cotte nelle faggete sopra al paese e poi le donne portavano a piedi i sacchi lungo la mulattiera fino a Isola per venderli. Il ruolo delle donne era fondamentale tanto che Dorina, la moglie di Rinaldo, è la protagonista del libro “La donna di carbone” di Lucia Marcone. «Un’arte che ha permesso la sopravvivenza delle nostre genti», recita il romanzo, « «quell’odore dell’esistenza dei secoli nella cotta che bruciava con pudore e poesia». Un progetto che non vuole fermarsi a rievocare il passato. «Vogliamo mantenere vivo il futuro della memoria», conclude Sfrattoni, «e vorremmo far ripartire la produzione locale del carbone e riaprire qualche bottega di arcaro e sediaro».(a.d.f.)
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