Abusi edilizi, sequestrato l’Arlecchino

5 Settembre 2019

L’indagine condotta da guardia costiera e Agenzia del Demanio ha rilevato anche l’assenza di una concessione valida

GIULIANOVA. Lo stabilimento balneare Arlecchino, nella sua interezza, è stato posto sotto sequestro ieri mattina dal nucleo operativo della polizia ambientale della guardia costiera. Sullo storico chalet giuliese, realizzato negli anni ’60 a poca distanza dal molo nord, è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo, a valere sul fabbricato e sull’arenile in concessione fino alla battigia, emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Teramo Marco Procaccini su richiesta del pubblico ministero Davide Rosati.
Il provvedimento di apposizione dei sigilli è giunto al termine di una attività ispettiva di polizia demaniale avviata originariamente da un nucleo di controllo congiunto composto da militari della capitaneria di porto giuliese e personale dell’Agenzia del Demanio di Pescara. Analoga attività in seguito è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Teramo. Secondo una nota della guardia costiera al termine delle prime complesse verifiche, condotte anche con l’intervento degli uffici tecnici del Comune, sarebbero emerse significative difformità rispetto agli ultimi titoli edilizi e demaniali marittimi rilasciati. Tra queste: la realizzazione di interventi edilizi in assenza di titoli autorizzativi; il cambio di destinazione d’uso di locali interni, tra cui alcuni ambienti destinati sulla carta a pronto soccorso e impiegati, invece, come dispensa e preparazione alimenti. Le incongruenze con gli elaborati agli atti riguarderebbero anche l’aumento della superficie esterna pavimentata e la realizzazione di piattaforme all’aperto. Inoltre è stato contestato dagli inquirenti il cambio d’uso di un’area coperta, successivamente chiusa sui vari lati, adibita ad area ristorante. E per finire è stata contestata anche la perimetrazione di zone riportate come corti di servizio esterne trasformate in magazzini e bar. Il tutto, in un’area che, insistendo nella zona costiera di 300 metri dalla battigia, è ulteriormente tutelata in quanto soggetta a vincolo paesaggistico.
All’Arlecchino è stata però fatta una contestazione ancora più rilevante. All’atto dell’ispezione demaniale, il personale operante della guardia costiera e dell’Agenzia del Demanio avrebbe accertato l’utilizzo dell’intera area originariamente rilasciata in concessione in assenza di un titolo in regolare corso di validità, poiché scaduto e mai rinnovato o prorogato a causa, in primis, di rilievi attinenti il pagamento dei canoni demaniali marittimi dovuti. La particolare circostanza ha portato gli inquirenti a rilevare, a carico del concessionario, l’ipotesi di reato di occupazione e realizzazioni abusive su pubblico demanio marittimo. Il provvedimento firmato dal gip riguarda un’area di circa 5.700 metri quadrati di demanio pubblico marittimo. Il sequestro preventivo dell’intero complesso balneare si è reso necessario al fine di evitare la reiterazione dei reati e l’aggravamento delle conseguenze.
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