Abusi sessuali sul figlio della ex La Procura: «Va processato»

Sotto accusa un teramano di 35 anni ora in carcere, la vittima all’epoca dei fatti aveva 16 anni Agli atti i messaggi Whatsapp dell’uomo all’adolescente: «Se parli le nostre vite saranno rovinate»
TERAMO. C’è voluto il coraggio di una mamma, che non ha fatto finta di non vedere, per far arrivare questa storia in Procura. Perché dalla sua denuncia è partita l’inchiesta che ha fatto scattare l’arresto del suo ex convivente (ora in carcere per questa vicenda) con la pesante accusa di aver abusato di suo figlio minorenne, un ragazzo nato da una precedente relazione della donna e che all’epoca dei fatti aveva 16 anni.
Nei giorni scorsi il pm Francesca Zani, titolare del fascicolo, ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio con la pesante accusa di violenza sessuale e l’udienza preliminare davanti al gup è in programma per il 25 ottobre. Oltre che di violenza sessuale l’uomo, un 35enne teramano, è accusato di violenza privata per aver intimato al ragazzino di non raccontare a nessuno quanto successo «altrimenti», così si legge in un messaggio Whatsapp agli atti dell’inchiesta, «le nostre vite sarebbero state rovinate». L’uomo attualmente è detenuto nel carcere di Novara, città dove all’epoca venne fermato mentre era in visita ad alcuni parenti. Una ricostruzione, quella che emerge sia dall’ordinanza di misura cautelare sin cui gli abusi sarebbero avvenuti nelle ore notturne e quando la mamma del ragazzino non c’era.
Con tanto di messaggi su Whatsapp che nell’ordinanza vengono definiti «dal contenuto sessualmente esplicito» con i quali lo invitava ripetutamente ad incontrarsi con lui. A far scattare le indagini la denuncia della mamma del minorenne, all’epoca convivente dell’uomo, che ha intuito nell’atteggiamento del figlio qualcosa che l’ha insospettita. Fino al drammatico racconto del ragazzo sui fatti che sarebbero avvenuti nell’ottobre scorso. Accuse che il giovane ha confermato nel corso dell’incidente probatorio chiesto ed ottenuto l’incidente probatorio per cristallizzare la testimonianza del minore. Come primo passaggio c’è stato l’affidamento di una perizia psicologica per stabilire l’attendibilità dello stesso minore. Passaggio obbligato così come stabilito dalla Carta di Noto che ormai da tempo detta le linee guida per l’esame dei minorenni in caso di abuso sessuale. Un istituto indispensabile per la Carta che individua e descrive protocolli da seguire in relazione all’esame del minore che si ipotizzi vittima di abusi e che all’articolo 7 recita: «L’incidente probatorio è la sede privilegiata di acquisizione delle dichiarazioni del minore nel corso del procedimento». Va detto che le linee guida contenute nella Carta di Noto rappresentano suggerimenti diretti a garantire l’affidabilità delle metodologie utilizzate a partire proprio dalla raccolta della testimonianza al fine di garantire la tutela dei diritti del minore. Mamma e figlio, che si costituiranno parte civile, sono rappresentati dall’avvocato Libera D’Amelio.
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