Abusi sulla nipotina, assolto il nonno

21 Novembre 2014

Ma il tribunale lo condanna a 2 anni e 4 mesi per detenzione del materiale pedopornografico trovato sul computer

TERAMO. Sul suo computer sono state trovate immagini pedopornografiche, ma questo non prova nessun abuso sulla nipotina di 4 anni: è al termine di un processo a porte chiuse, scandito da testi e consulenti, che i giudici assolvono perchè il fatto non sussiste un 60enne teramano dall’accusa degli abusi e lo condannano a 2 anni e 4 mesi per detenzione (e non divulgazione) di materiale pedopornografico. Perchè il caso dell’asilo di Rignano Flaminio, con l’assoluzione di tutti gli imputati, ha insegnato che sui racconti dei bambini non bisogna mai lavorare con approssimazione: per evitare che le denunce si trasformino in un’interminabile ordalia che schianta per sempre le vite di chi ne viene inghiottito. Da una parte e dall’altra. E allora anche le parole dell’avvocato di parte civile Florindo Tribotti servono a comprendere quando, in un passaggio dell’arringa, dice: «In questa vicenda ci sono state solo ombre riflesse sulla parete della caverna». Secondo la procura distrettuale competente per la pedopornografia (titolare del caso il pm Antonietta Picardi che ieri ha chiesto una condanna ad 8 anni), nell’hard disk del computer dell’uomo sono state trovate numerose immagini pedopornografiche e tra queste anche quelle di una bimba, che per l’accusa è proprio la nipotina, ritratta in atteggiamenti particolari con l’adulto. L’uomo ha sempre sostenuto di aver comprato quell’hard disk usato e quindi di non averne mai conosciuto il contenuto. Per la difesa, inoltre, da quella foto non sarebbe stato possibile identificare il volto della piccola (da qui la richiesta di perizia respinta dal collegio presieduto da Giovanni Spinosa).Il consulente della difesa, nel corso della sua audizione, ha sollevato dubbi sul tipo di strumento usato dalla procura per determinare l’attendibilità della piccola in considerazione della sua età. Prima di proseguire con l’inchiesta, infatti, la procura ha sottoposto la bimba alla consulenza di un esperto per valutare la capacità di testimoniare e raccontare di un minore così piccolo, la sua capacità di rapportarsi a quello che lo circonda. E secondo il responso dell’esperto la piccola avrebbe avuto una sufficiente capacità testimoniale. Va detto che l’esame non è mai stato cristallizzato in un incidente probatorio così come stabilito dalla Carta di Noto che è il protocollo che indica le linee guida sui diritti dell’infanzia violata messa nero su bianco da esperti e magistrati della Cassazione. Il caso teramano è nato dalla segnalazione dei genitori della piccola che si sono rivolti alla procura per denunciare e poi si sono costituiti parte civile. Lo hanno fatto dopo che la piccola ha raccontato che il nonno le aveva fatto male nelle parti intime. L’inchiesta è scattata immediatamente e, proprio su delega del magistrato, gli agenti di polizia postale hanno fatto una perquisizione in casa dell’uomo e sequestrato il computer. Le indagini successive hanno accertato che nell’hard disk c’erano numerose immagini pedopornografiche. E tra queste anche quella che, secondo la procura, ritraeva la nipotina di 4 anni. L’uomo (assistito dall’avvocato Tiziano Rossoli) ha sempre respinto ogni accusa, sostenendo di non aver mai abusato della bambina. Il suo difensore ha annunciato, dopo aver letto le motivazioni, ricorso in appello.(d.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA