Abuso edilizio nell’area ex Monti a processo tutti i sette indagati

Roseto, il gup rinvia a giudizio il costruttore, due progettisti, tre tecnici comunali e un acquirente Ammesso come parte civile l’imprenditore Rapagnà, che fece partire e poi riaprire le indagini
ROSETO. Quando l'imprenditore Alberto Rapagnà presentò la denuncia per il presunto abuso edilizio che si sarebbe consumato nell'area ex Monti era il lontano 2007. Ma solo oggi, a distanza di ben sette anni da quella denuncia e dopo due richieste di archiviazione, seguite da altrettanti rigetti da parte del gip, il tribunale di Teramo mette un primo punto fermo nell'inchiesta. E lo fa con il rinvio a giudizio, disposto dal gup Domenico Canosa, di tutti gli imputati che a vario titolo ed in base alle diverse posizioni devono rispondere di accuse che vanno dall'abuso edilizio all’abuso d’ufficio al falso. A finire a processo, con la prima udienza fissata per il 1° settembre 2015, il costruttore Giovanni Lucidi, il progettista Tito Rocci, i tecnici comunali Lorenzo Patacchini, Miranda Saponaro e Mario Di Nicola, il tecnico progettista Mauro Torzolini e l’acquirente di uno degli appartamenti Paolo De Gregorio, difesi dagli avvocati Navarra, Referza, Mastrangelo e Marconi.
Un processo, quello che si aprirà a settembre, nel quale sarà presente come parte civile lo stesso imprenditore che nel 2007 fece partire le indagini, Alberto Rapagnà, insieme a quattro delle sue ditte, mentre il gup ha rigettato la richiesta avanzata dallo stesso costruttore di costituirsi in sostituzione del Comune di Roseto.
Sul tavolo c’è un presunto abuso edilizio relativo al Prusst (programma di riqualificazione urbana e sviluppo sostenibile del territorio) “La città lineare della costa”, con la realizzazione nell’area dell’ex azienda di abbigliamento Monti di tutta una serie di opere in difformità dalle autorizzazioni ed in particolare con la realizzazione di tre palazzine con tutta una serie di volumetrie in eccesso rispetto al progetto approvato. Accuse che chi ha realizzato l’opera ha sempre rigettato.
L’inchiesta, che ieri è arrivata ad un primo punto di svolta con la decisione del gup Canosa di rinviare a giudizio tutti gli imputati, aveva preso il via nel 2007 da un esposto del costruttore rosetano Alberto Rapagnà, che nella sua denuncia sosteneva come le tre palazzine realizzate all’interno del Prusst avessero una superficie maggiore di quanto consentito. E che, di conseguenza, le volumetrie in eccesso fossero abusive. Ma dopo la denuncia e le prime indagini l’inchiesta si arena, tanto che vengono presentate due diverse richieste di archiviazione. La prima rigettata dal gip Marina Tommolini, che ordina nuove indagini, la seconda dal gip Giovanni De Rensis che nel 2011 fa riaprire nuovamente l’inchiesta ritenendo che fosse stato consumato senza ombra di dubbio un reato. Per il gip, infatti, come si leggeva nell’ordinanza con cui rinviava gli atti alla Procura, l'inchiesta sull'area ex Monti di Roseto non poteva essere chiusa «apparendo evidenti le irregolarità-illiceità poste in essere (da soggetti allo stato non compiutamente identificati) in occasione del cambio di destinazione d'uso-riqualificazione-ristrutturazione della zona industriale». Da qui la riapertura del fascicolo, con tanto di blitz in Comune da parte della polizia giudiziaria, nel febbraio del 2012, per sequestrare il carteggio relativo al Prusst dell’ex Monti. Sequestro al quale poco dopo sarebbe seguito quello di alcuni filmati dei relativi consigli comunali e successivamente anche degli attici che sarebbero stati realizzati con volumetrie in eccesso. I passi seguenti, infine, sono stati l’identificazione con tanto di iscrizione nel registro degli indagati di sette persone e la richiesta di rinvio a giudizio a firma del pm Silvia Scamurra, le cui accuse messe nero su bianco hanno retto ieri pomeriggio al primo banco di prova. La parola, adesso, passa ai giudici del collegio. (al.mar.)
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