Accordo per pagare i debiti dell’Aca Castilenti si dissocia

31 Gennaio 2015

Vanno recuperati in bolletta 69 dei 120 milioni di “rosso” dell’acquedotto pescarese. Sì di tutti gli altri Comuni

CASTILENTI. Un Comune teramano, Castilenti, è stato l’unico dell’Ato pescarese a non approvare il concordato e il piano industriale proposti dall’Aca al tribunale per ripianare l’enorme debito – 120 milioni di euro – creato dalle precedenti gestioni dell’acquedotto. Un piano che prevede il pagamento di 69 dei 120 milioni attraverso le bollette. «Abbiamo voluto lanciare un grido d'allarme», commenta il primo cittadino di Castilenti Alberto Giuliani, «una goccia nel mare per far risaltare il disagio che viviamo. Sappiamo che bisognava scegliere il male minore e capiamo che l’accordo forse è l'unica strada da percorrere, ma la nostra provocazione ci sembrava utile per far riflettere su tutti gli aspetti».

In Val Fino non mancano altre voci di dissenso. «La ratifica del piano industriale proposto dall'Aca è una scelta grave poiché scarica sui cittadini i costi della mala gestione del precedente cda». Questa la presa di posizione di Antonio Perilli di Sinistra Anticapitalista. L'approvazione del concordato e del piano industriale per Perilli «è grave perché», sostiene, «prevederebbe il pagamento di 69 dei 120 milioni di euro di debiti contratti dall’Aca fino al 2013 mediante l’innalzamento della tariffa, suscettibile di soli incrementi secondo il piano, contando sulla agevole possibilità di recupero rafforzata dalla funzione deterrente esercitabile attraverso la riduzione del flusso di erogazione». In sostanza, per Perilli la ricaduta sarà inevitabilmente sulle bollette e quindi sui cittadini.

«Non si tratta di una scelta scellerata», commenta invece il sindaco di Montefino Ernesto Piccari a nome degli amministratori dei quattro comuni della vallata del Fino (gli altri sono Arsita, Bisenti e Castiglione) che hanno approvato il concordato, «ma dell'unica scelta da fare per evitare il fallimento dell'Aca e tutte le conseguenze che noi comuni, essendo azionisti, avremmo subito. Il piano proposto dall'amministratore prevede un concordato preventivo con continuità in attesa dell'accettazione del tribunale. A fronte dei debiti che l'Aca ha, si è deciso di pagarne una parte, al 50% alle aziende, e i Comuni, seppure per ultimi, avranno l'intero credito vantato. Per fare questo si pensa a un mutuo trentennale evitando il fallimento. Il Comune creditore, intanto, porta i crediti in bilancio come esigibili e quindi non verranno persi». Quanto al ragionevole dubbio che questa scelta possa gravare sulle tasche dei cittadini, gli amministratori commentano: «Non è detto che gravi molto in questo senso dato che sono state adottate politiche di risparmio quali il taglio delle consulenze, degli stipendi, e la riduzione dei costi anche nell'utilizzo del parco vetture».

Per Perilli la strada da percorrere sarebbe dovuta essere quella di «intentare azioni di responsabilità nei confronti di amministratori e dirigenti che hanno indebitato l’Aca, rendendosi responsabili di assunzioni clientelari, spese ingiustificate, erogazione di un servizio pessimo e altro».

Evelina Frisa

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