«Accuse non vere ai medici Giordano deve scusarsi»

18 Novembre 2020

La dottoressa che ha curato i genitori dell’avvocato si difende in una lettera aperta: «Capisco il dolore per la morte della madre, ma io non li ho abbandonati un giorno»

TERAMO. «Comprendo il dolore legato alla morte della mamma, ma ritengo sia grave e imperdonabile dire cose inesatte. Lamentare negligenze o mancanze del medico curante lo ritengo veramente inverosimile. Le sue affermazioni sono infondate e sopratutto non vere».
Risponde con una lettera aperta, difendendo il proprio operato, il medico di base chiamata in causa da Domenico Giordano, (detto Mimmo), docente universitario di Diritto commerciale e conosciuto avvocato che, dopo la morte della madre per Covid e il ricovero del padre all’ospedale di Atri aveva puntato il dito pubblicamente contro «l’inefficienza di un sistema che uccide le persone lasciate nella mani di una rete di assistenza inesistente sul territorio», denunciando come per 20 giorni i genitori non fossero stati visitati dal medico di base.
«La mia prima mail l’ho inviata all’Usca immediatamente, ovvero il 26 ottobre, e rinnovata telefonicamente sabato 31 (quando i medici di famiglia, le ricordo, non dovrebbero lavorare perché sostituiti dalla guardia medica, ma la mia deontologia non ha a che fare con giorni festivi e prefestivi), e rinnovata nuovamente lunedì 2 e martedì 3 novembre», scrive la dottoressa. «Le sue affermazioni sono smentite palesemente dai farmaci prescritti come da protocollo sin dal primo giorno, ed adeguatamente integrati in base all’evoluzione della sintomatologia. Le basterà controllare la sua email dello studio legale o quella di suo padre».
Il medico smentisce dunque di aver abbandonato i genitori di Giordano al proprio destino. «Quello che lei ha detto a tutti gli organi di stampa non corrisponde al vero», sottolinea, «se si accosta alle ben 35 telefonate avvenute tra me e i suoi genitori per sincerarmi quotidianamente delle loro condizioni cliniche. Al contrario di quello che lei afferma, ho avuto il primo contatto con lei, e ripeto solo lei, oltre i suoi anziani genitori, solo dopo 13 giorni dall’esordio dei sintomi della sua adorata mamma, visto che ha delegato al suo papà 83enne la somministrazione della terapia. Infatti il 4 novembre era all'oscuro della stessa, tanto da richiedermene prescrizione per sms. Le ricordo inoltre che quando il suo papà è stato ricoverato e la sua mamma è rimasta sola a casa, ha insistentemente richiesto qualcuno che andasse a somministrarle la terapia, perché non voleva correre rischi. Tuttavia trovato da me immediatamente un infermiere ha declinato, preferendo altre soluzioni». La dottoressa prosegue poi dichiarando di aver continuato a seguire i suoi due assistiti sia durante l’accesso al pronto soccorso sia il primo giorno di ricovero di entrambi.
«Ovviamente quanto precede è già stato ampiamente e dettagliatamente documentato ai miei responsabili della Asl», aggiunge, «quindi risulta evidente come abbia profuso la mia disponibilità e professionalità ben oltre i miei doveri professionali. In questo tragico periodo di emergenza Covid, noi medici di famiglia stiamo profondendo tutti i nostri sforzi per riuscire ad arginare questa pandemia e curare la salute dei nostri amati pazienti, senza mettere a repentaglio la nostra stessa vita (per questo la Asl ha istituito il servizio Usca, che debitamente provvisto di dispositivi di protezione effettui le visite domiciliari come realmente effettuate)». La dottoressa, nel dirsi «certa che le sue parole siano state dettate solo dal lacerante dolore», conclude chiedendo a Giordano «sollecite scuse su tutti gli organi di stampa dove mi ha diffamato, informandola che ovviamente in difetto mi tutelerò».