Acqua a rischio, 100 testimoni al processo

24 Agosto 2019

Procura e difese depositano le liste per il dibattimento e annunciano battaglia. La prima udienza il 13 settembre

TERAMO. Al netto della prevedibile babele di eccezioni preliminari che, da tradizione, caratterizza tutto quello che precede un dibattimento, c’è da scommettere che il processo per l’acqua del Gran Sasso sarà all’insegna dei grandi numeri. Sono oltre cento i testi che, tra pubblica accusa e difese, saranno citati in aula nel dibattimento che inizierà a settembre davanti al giudice monocratico Lorenzo Prudenzano: 43 sono quelli presenti nella lista presentata dalla Procura, mentre gli altri sono quelli citati dai difensori dei dieci imputati. E così mentre la crisi di governo congela la nomina del commissario per la messa in insicurezza dell’intero sistema Gran Sasso individuato nella figura del docente universitario Corrado Gisonni, le tappe giudiziarie continuano a scandire la vicenda.
IL PROCESSO. Il maxi processo per inquinamento ambientale inizierà il 13 settembre. L’azione penale è stata esercitata dopo che il 10 aprile scorso il gup Marco Procaccini in udienza preliminare aveva rinviato gli atti alla Procura affinché, proprio in considerazione del tipo di reati contestati che prevedono una pena non superiore ai quattro anni o una contravvenzione, il processo avvenisse con la citazione diretta a giudizio di competenza del pm. Per la cronaca un tecnicismo giuridico, nei fatti un passaggio che ha saltato l’udienza preliminare.
GLI IMPUTATI. Nell’elenco degli imputati, così come già definito nell’avviso dei conclusione delle indagini, sono state inserite anche le società Strada dei Parchi e Ruzzo Reti nei confronti dei quali la Procura ipotizza l’ipotesi di illecito amministrativo. Gli imputati sono: Fernando Ferroni, Stefano Ragazzi, Raffaele Adinolfi Falconi ((dell’Istituto nazionale di fisica nucleare); Lelio Scopa, Cesare Ramadori, Igino Lai (di Strada dei Parchi); Antonio Forlini, Domenico Giambuzzi, Ezio Napolitani e Maurizio Faragalli (di Ruzzo Reti).
LE ACCUSE. I reati contestati sono l’inquinamento ambientale (il 452 bis) e il getto pericoloso di cose (il 674). Numerose le associazioni ambientaliste, quelle dei consumatori e gli enti locali (a cominciare da Regione e Comuni di Teramo e Isola del Gran Sasso) che hanno annunciato la costituzione di parte civile. Un filo conduttore lega il voluminoso fascicolo che la Procura porta in aula: quel principio di precauzione definito ormai da tempo dalle normative europee in materia di tutela ambientale. Decine di sopralluoghi e videoispezioni, le ricostruzioni dei tre super esperti incaricati dalla Procura teramana e le indagini dei carabinieri del Noe hanno fotografato una realtà fatta di rischi e procedure ignorate. In un contesto, quello ipotizzato dalla Procura, in cui sono emerse presunte interferenze tra i laboratori, le gallerie autostradali e il sistema di condutture delle acque con criticità mai sanate. Con, sostengono i magistrati, un pericolo permanente per la salubrità delle acque.L’inchiesta giudiziaria, nata dopo l’emergenza potabilità scoppiata nel 2017, porta la firma dei pm Greta Aloisi, Davide Rosati e Stefano Giovagnoni coordinati dal procuratore Antonio Guerriero. Per anni magistrato di prima linea nella Terra dei fuochi, Guerriero nei mesi scorsi ha messo nero su bianco la realtà di un sistema fortemente a rischio scrivendo una lettera a tutti gli enti e invitandoli a fare interventi a tutela delle salute pubblica.
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