Acqua a rischio, presentato un nuovo esposto

27 Giugno 2022

Lo firma il comitato “Azione popolare”, che oggi terrà un presidio davanti al tribunale

TERAMO. C’è chi non crede che l’episodio dell’8 giugno scorso – tracce di toluene trovate dall’Arta nell’acqua che sgorga dal Gran Sasso, lato L’Aquila, e ordinanza di non potabilità emessa dal sindaco aquilano ma subito revocata perché a distanza di tre ore il toluene era scomparso – sia stato un falso allarme. E chiede l’intervento della magistratura. Il medico di base teramano Elso Castelli, presidente del comitato "Azione Popolare" che nel 2019 ha raccolto oltre tremila firme in Abruzzo per chiedere un referendum sulla dismissione dei laboratori di fisica nucleare, pochi giorni dopo il fatto che ha interessato L’Aquila, e che sarebbe legato ai lavori di rifacimento della segnaletica orizzontale nel traforo, ha presentato un esposto all’autorità giudiziaria «per verificare la sussistenza dei fatti e, conseguentemente, la eventuale commissione del reato di inquinamento delle acque».
Castelli sostiene che l'episodio sia «una recidiva di quanto accaduto a seguito dei lavori del 3 e 4 maggio 2017, allorquando era stato utilizzato il benzene, poi rinvenuto nell'acquifero», e pur esprimendo «la massima fiducia negli organi inquirenti e giudicanti» e dichiarandosi «certo che varrà fatta piena luce sui fatti accaduti, a tutela della salute di centinaia di migliaia di abruzzesi», ha organizzato per stamattina alle 11.30 un presidio del comitato “Azione popolare” davanti al palazzo di giustizia di Teramo.(d.v.)
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