Acqua a rischio, processo diretto per 10

11 Aprile 2019

Salta l’udienza preliminare, il giudice rinvia gli atti alla Procura per fare la citazione diretta a giudizio degli indagati

TERAMO. Per la cronaca un tecnicismo giuridico, nei fatti un passaggio che salta l’udienza preliminare e manda subito a processo i dieci indagati nell’inchiesta sul sistema sicurezza acqua del Gran Sasso. Ieri mattina il gup Marco Procaccini ha rinviato tutti gli atti in Procura affinchè, proprio in considerazione del tipo di reati contestati che prevedono una pena non superiore ai quattro anni o una contravvenzione, l’azione penale avvenga con la citazione diretta a giudizio di competenza del pm. Di conseguenza le associazioni e gli enti che hanno chiesto di costituirsi parte civile (ieri presenti in aula con vari avvocati) potranno farlo solo in apertura di dibattimento. Si tratta del Wwf, di Cittadinanza Attiva, dell’Adusbef, della Provincia e dei Comuni di Teramo e Isola del Gran Sasso. Nella richiesta di rinvio a giudizio la Procura ha individuato come parti lese il ministero dell’ambiente e il Parco Gran Sasso Monti della Laga.
A processo con la citazione diretta finiranno dieci nomi tra i vertici dell’Istituto di fisica nucleare, di Strada dei Parchi e di Ruzzo Reti. Con una novità che definisce ulteriormente l’imponente inchiesta per inquinamento ambientale portata avanti dai pm Davide Rosati, Stefano Giovagnoni e Greta Aloisi : nell’elenco degli indagati sono state inserite anche le società Strada dei Parchi e Ruzzo Reti nei confronti dei quali la Procura ipotizza l’ipotesi di illecito amministrativo I reati ipotizzati sono l’inquinamento ambientale (il 452 bis) e il getto pericoloso di cose (il 674). Con un filo conduttore a legare le pagine del voluminoso fascicolo: quel principio di precauzione definito ormai da tempo dalle normative europee in materia di tutela ambientale. In questi mesi decine di sopralluoghi e videoispezioni, le ricostruzioni dei tre super esperti incaricati dalla Procura teramana e le indagini del Noe hanno fotografato una realtà fatta di rischi e procedure ignorate. In un contesto, quello ipotizzato dalla Procura, in cui sono emerse presunte interferenze tra i laboratori, le gallerie autostradali e il sistema di condutture delle acque con criticità mai sanate. Con, sostengono i magistrati, un pericolo permanente per la salubrità delle acque.
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