Acqua del Gran Sasso, sopralluogo dei periti

I tre super esperti nominati dalla Procura ieri mattina per la prima volta hanno visitato l’area
TERAMO. A fine luglio l’incarico. Ieri mattina il primo sopralluogo. Parte da qui, dalla visione personale dei luoghi, le consulenze dei tre super esperti a cui la Procura teramana ha affidato il compito di fare chiarezza sulla sicurezza del sistema Gran Sasso nell’ambito dell’inchiesta aperta sull’emergenza acqua di qualche mese fa. Con un obiettivo: sapere, dopo aver messo insieme svariato materiale cartaceo, qual è il livello di sicurezza attuale. E’ questo, infatti, il quesito principale a cui i tre professionisti dovranno rispondere al termine di rilievi, sopralluoghi, valutazione dell’abbondante documentazione raccolta in questi mesi dai carabinieri del Noe su delega del pool di magistrati guidati dal procuratore Antonio Guerriero, per anni in prima linea proprio nella Terra dei fuochi.
Ieri i tre, accompagnati dai pm Stefano Giovagnoni e Greta Aloisi (nel pool insieme a Davide Rosati), hanno trascorso la mattinata in varie zone del Gran Sasso. I consulenti nominati dalla Procura sono un geologo e due ingegneri, tutti docenti universitari. Si tratta di Domenico Pianese, ordinario di costruzioni idrauliche e idrologia al dipartimento di ingegneria civile e ambientale dell’università Federico II di Napoli; di Sabino Aquino, geologo, esperto di rilievi idrogeologici e ambientali con vari incarichi all’università del Sannio e già componente della commissione per il monitoraggio delle frane avvenute nel territorio di Avellino tra il 1997 e il 1998, e di Vincenzo Belgiorno, ordinario di ingegneria sanitaria-ambientale all’università di Salerno, consulente della commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse. Il fascicolo aperto dalla Procura teramana sul caso acqua scoppiato a giugno riunisce anche quello aperto dopo lo sversamento registrato a fine estate 2016 dal laboratorio di fisica nucleare.
Infatti, dopo che ad agosto dell’anno scorso le analisi dell'Arta, avevano rilevato la presenza di diclorometano nell'acqua in valori inferiori ai limiti di legge per quel che riguarda le acque potabili ma superiori ai limiti per le acque sotterranee, sul tavolo della Procura erano arrivati diversi esposti. Da qui, dunque, la prima inchiesta.(d.p.)
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